Mediaset e Vivendi tentano di riannodare i fili della trattativa dopo lo strappo della settimana scorsa che ha portato le due società a minacciare reciprocamente le vie legali per risolvere la questione del passaggio di mano della pay tv Premium. Oggi, infatti, a quel che risulta a Repubblica, i rappresentanti dei due gruppi torneranno a sedersi intorno a un tavolo a Milano per verificare se ci sono spazi per la rappacificazione. Un primo sforzo pare sia stato già fatto e riguarda l’ingresso di Vivendi nell’azionariato di Mediaset, inizialmente previsto al 3,5% ma poi rivisto al 15% nella lettera inviata lunedì scorso da Arnaud de Puyfontaine ai vertici del Biscione. In realtà nella nuova proposta dei francesi Vivendi potrebbe salire dal 3,5% al 7% dopo i primi diciotto mesi sulla base del fatto che la quota reciproca di Mediaset in Vivendi, inizialmente al 3,5%, raddoppierà i diritti di voto come previsto dalla legge francese. Fissato questo punto ora si apre una nuova trattativa per il piano sottostante, cioè il controllo di Mediaset Premium che nel contratto vincolante di aprile scorso spettava al 100% ai francesi per un valore di circa 650 milioni. Il problema è che in questo momento né Mediaset né Vivendi vorrebbero consolidare Premium nel proprio bilancio con il suo fardello di perdite già previste. Per questo si sta pensando a una soluzione fifty-fifty, una sorta di co-controllo che permetterebbe a entrambi di non consolidare. Oppure due terzi di Premium a Vivendi e un terzo a Mediaset. E’ proprio su queste opzioni al piano inferiore che si concentreranno gli incontri di oggi e quelli a venire per arrivare a una soluzione che soddisfi entrambe le parti. Perché se è vero che il contratto firmato ad aprile è vincolante e senza clausole che prevedano l’uscita è anche vero che una causa legale richiederebbe anni per arrivare a sentenza e nel frattempo il fardello di Premium ricadrebbe tutto sui conti Mediaset visto che non ci sono compratori alternativi all’orizzonte. La situazione ha cominciato a precipitare giovedì 21 luglio quando Pier Silvio Berlusconi e Marco Giordani sono volati a Parigi per incontrare Vincent Bolloré, de Puyfontaine e Tarak Ben Ammar. In quell’occasione Bolloré ha manifestato l’intenzione di non volersi assumere per intero il controllo di Premium per non consolidarla nei conti Vivendi. Il finanziere bretone negli ultimi due mesi ha visto i valori delle partecipate di Vivendi deteriorarsi: in Telecom la perdita potenziale è di circa 1,5 miliardi, in Canal Plus il rosso è ancora sui 400 milioni, ma anche la partita dei giochi con l’operazione Ubisoft è in perdita. E nel bilancio 2016, se le cose non migliorano, Vivendi potrebbe essere costretta a registrare minusvalenze che potrebbero essere cavalcate dai fondi attivisti presenti nel capitale. Di qui il passo indietro che però è stato preso male fin da subito dai vertici di Mediaset che già venerdì 22 hanno fatto arrivare a Vivendi una lettera dallo studio Chiomenti che intimava al rispetto del contratto. Il lunedì 25 il patatrac ad opera di de Puyfontaine, che con una missiva ufficiale proponeva un nuovo accordo in cui Vivendi sarebbe salita al 15% di Mediaset. Lettera che non poteva non essere discussa nel cda del 28.

Fonte: La Repubblica