Che cosa meglio di Roma? Si chiedeva Ovidio nel primo secolo dopo Cristo. La risposta, oggi, potrebbe essere semplice. Soprattutto per chi lavora nel mondo dell’audiovisivo: Milano. Può sembrare una provocazione, vista la tradizione cinematografica romana (Cinecittà in primis), ma alcuni segnali stanno portando verso il capoluogo lombardo. L’ultimo in ordine di tempo, è l’indiscrezione che vede la Rai intenzionata a rafforzare la propria presenza a Milano, spostando parte della produzione. La tv di Stato starebbe cercando una seconda sede (verosimilmente al Portello, in zona Fiera) oltre alla storica vicino a corso Sempione. L’eventuale trasloco Rai seguirebbe quello di Sky che ha deciso di spostare a Milano l’informazione giornalistica. L’informazione, appunto, non la produzione di contenuti.

Il potenziale e le risorse
Segnali, insomma, che non bastano certo a fare di Milano la nuova capitale dell’audiovisivo. Secondo Rosario Rinaldo (presidente della Cross Production, casa che ha prodotto, tra le altre serie, Rocco Schiavone), si tratta di qualcosa di più di qualche semplice indizio. «Quello che avverto nel mio lavoro è la tendenza di spostarsi verso Milano (secondo l’antico adagio del Follow the money ) e non escludo che Cross Production possa aprire lì una sede nel giro di due anni». Insomma, Milano sarebbe anche pronta al grande sorpasso, ma per ora è poco attrezzata e Roma viaggia tranquilla, chilometri e chilometri avanti. Quello che non si può negare però è l’enorme potenziale che la città (e la regione) potrebbe avere «se solo riuscisse a mettere a sistema il settore», commenta Cristiana Mainardi, ideatrice e fondatrice assieme a Cristiana Capotondi di Fuoricinema, la rassegna cinematografica di Milano arrivata alla sua seconda edizione. Mettere a sistema il settore significherebbe razionalizzare la macchina degli investimenti, la Lombardia Film Commission, che, come le altre analoghe istituzioni regionali, incentiva e promuove il ruolo del territorio, attirando produzioni televisive e cinematografiche con finanziamenti. «Sono cifre però che cambiano di anno in anno – commenta Mainardi – che non garantiscono dunque una stabilità continuativa alle produzioni». Non riconoscere l’indotto che l’industria del cinema e della tv porta al territorio, è limitante per lo sviluppo del settore. «Certo, il ruolo delle Film Commission regionali è innegabile – le fa eco Alessandro Usai, amministratore delegato di Colorado, casa di produzione cinematografica e televisiva fondata 35 anni fa a Milano da Maurizio Totti, Gabriele Salvatores e Diego Abatantuono -, ma il lavoro di post produzione per il 95% delle volte, viene fatto a Roma, vero e proprio distretto territoriale dell’audiovisivo». La capitale insomma può contare sulla professionalità degli addetti che rappresentano la colonna vertebrale della produzione sia televisiva sia cinematografica. Ma qualcosa sta lentamente cambiando, proprio grazie al ruolo delle Film Commission. «Se fino a pochi anni fa su cento serie tv, 98 venivano girate a Roma – conferma Maurizio Tini, vice presidente dell’Associazione produttori televisivi e socio dal 2015 di Velafilm casa produttrice della serie dell’ispettore Coliandro -, ora gli equilibri si stanno spostando, sia per motivi “narrativi”, sia per iniziative politiche». Perché, come ricorda Lionello Cerri, alla guida della casa di produzione milanese Lumière, «il cinema italiano, che sia Roma o Milano, «soffre» per le sue piccole dimensioni. Manca una valorizzazione del lavoro stesso . E mancano risorse». E quello che non fanno le regioni, cerca di farlo lo Stato: con l’approvazione della legge Franceschini (di cui mancano però ancora i decreti attuativi) il governo metterà a disposizione del settore dell’audiovisivo 400 milioni all’anno, il 60% in più della quota attuale, con strumenti automatici di finanziamento e incentivi per i giovani autori. Forse alla fin fine è sempre la stessa storia: Roma e Milano si sono ritagliate un loro ruolo una come capitale politica, l’altra come capitale economica. Allo stesso modo nel mondo dell’audiovisivo ognuna delle due ha una propria compiuta natura. E non sarà forse che la vera vocazione di Milano (e dunque vero punto di forza) sia l’audiovisivo televisivo o, per dirla in altri termini, il mondo dell’advertising? «L’80% delle agenzie di pubblicità è a Milano – ricorda Francesco Pistorio Executive Producer della Mercurio Cinematografica – . È una scelta economica: le società (e i soldi) sono lì». La diarchia dell’audiovisivo.

Fonte: Corriere L’Economia