Un ragazzo dagli occhi blu. Bello e altezzoso. Sarcastico e duro. Scaltro e ingenuo. Misterioso e cristallino. Capo di Stato e guida spirituale insieme. Lui, Jude Law, è Lenny Belardo, o meglio Pio XIII, il primo papa americano della storia, nato dalla penna di Paolo Sorrentino che firma sceneggiatu ra (con Umberto Contarello, Tony Grisoni, Stefano Rulli) e regia della serie tv The Young Pope , una produzione originale Sky, Hbo e Canal + prodotta da Wildside e coprodotta da Hault et Court tv e Mediapro. La serie sarà trasmessa in prima tv dal 21 ottobre alle 21.15 su Sky Atlantic Hd e Sky Cinema 1 Hd e ancora prima di andare in onda è stata già venduta a 110 Paesi. Non solo. Perché Paolo Sorrentino sta già scrivendo le puntate per la seconda stagione. «Non chiedetemi dei miei prossimi film – dice fumando un sigaro – Io faccio una cosa alla volta. E in questo momento sto scrivendo la sceneggiatura per la seconda stagione. Poi riaprirò il mio taccuino – come dice Crozza – e vedrò cosa fare». Il cast di questa nuovissima serie costata 40 milioni di euro è formato da attori provenienti da tutto il mondo: oltre a Jude Law, c ‘ è Diane Keaton, e poi Silvio Orlando, Scott Shepherd, Cécile de France, Javier Càmara, Ludivine Sagnier, Tom Bertorelli e James Cromwell . Abbiamo visto le prime due puntate. Troppo poco, probabilmente, per poter dare un giudizio complessivo. Ma, tanto per darvi un’idea, possiamo dire che The Young Pope assomiglia molto a certe serie americane, prima fra tutte a The House of cards , per il clima che si respira in entrambi i casi fra intrighi, strategie, sete di potere. Ma The Young Pope non è una serie «provocatoria», come ci tiene a precisare il regista stesso, «perché bisogna avere la pazienza di vedere tutte e 10 le puntate: non è facile recintare in poche parole un film così lungo su un mondo così complesso, ma se dovessi fare una sintesi direi che fotografa una o più solitudini che abitano un territorio compresso e limitato che di per sé è già il manifesto dell’isolamento e della solitudine». Siamo pronti a scommettere che se ne parlerà. È un pensiero antico, quello di narrare la storia di un papa, ammette Sorrentino: «La mia prima idea risale addirittura a quando avevo 25 anni, ho sempre voluto raccontare certe dinamiche». Ma che rapporto ha il regista premio Oscar con la fede? «Io ho frequentato le scuole dai preti, come Toni Servillo… Sulla questione della fede ho le idee confuse. Bertorelli dice ad un certo punto della serie che la domanda non è se esiste o meno Dio, ma perché non si riesce a farne a meno. È imprescindibile. Se si fa la seconda stagione è anche per trovare una risposta a questa domanda». Intanto ci sono le prime dieci ore che stanno per andare in onda. «Dieci puntate sono tante, io sono abituato a lavorare al cinema, quindi a lavorare con la sintesi. Qui ho cercato di fare proprio questo: utilizzare la sintesi nella dilatazione». Molto bella e d ‘ effetto la scena iniziale in cui un bambino gattona su una montagna formata da altri neonati sistemata nel bel mezzo di piazza San Pietro. Da lì sbucherà fuori Papa Pio XIII. «Come ho costruito il mio personaggio? All ‘ inizio l ‘ idea di portare sul grande schermo un Papa mi ha messo un po ‘ di panico – dice Jude Law – , Paolo mi ha fatto capire che andava pensato semplicemente come un uomo cui è capitato di essere Papa. Così ho finito per interpretarlo». Ma come definire questo Papa? «Il mio compito è stato quello di scavare nel suo profondo prosegue l ‘ attore – . Lenny non è un bugiardo, è uno che dice sempre la verità, ha una memoria prodigiosa, quindi dovevo comprendere i suoi cambi di opinione. Quello di Lenny è un percorso di grande cambiamento, anche interiore». Quel che sogna all ‘ inizio, prima della sua omelia in piazza San Pietro, è un discorso rivoluzionario e progressista (parla di gay, di divorzio, di libertà) ma poi si rivela chiuso e arrogante. Angelo e demone insieme, insomma. Orfano, Lenny è cresciuto in un collegio con suor Mary (Diane Keaton), che nominerà guarda caso sua assistente segretario personale, in aperto contrasto con il cardinale Voiello, interpretato da uno strepitoso Silvio Orlando: «Con a fianco un divertito Jude Law alla fine di questo film mi sono sentito come la Cristoforetti – ammette sorridendo l’attore italiano – . Capisco che nessuno si aspettava niente da me, mi rendo conto, visto il mio inglese e il mio aspetto. Ma sono davvero orgoglioso di aver partecipato a un progetto così bello e sfavillante. Sono cresciuto in una generazione per la quale la bellezza era una cosa della quale bisognava quasi vergognarsi, chissà per quale motivo, si giravano in stanze piccole film piccoli. Paolo Sorrentino ha cercato la bellezza attraverso le immagini e l ‘ ha trovata, non a caso ha vinto un premio Oscar. Ringrazio Gianluca Guidi a cui devo il 50% del mio personaggio, sono davvero frastornato». Felicissimi del risultato sono sia gli attori che i produttori. «L ‘ idea era talmente originale che ci ha convinti subito – dice Andrea Scrosati, vice presidente Sky responsabile di tutti i contenuti non sportivi -, vogliamo che sia qualcosa di nuovo in termini di tv, linguaggio, strutture produttive». E aggiunge: «Sappiamo bene che la figura del Papa va oltre il significato religioso, è una figura che impatta su qualunque italiano, abituandolo a conviverci costantemente. E sarebbe stato difficile trovare qualcuno di diverso da un un italiano per raccontare questo progetto». Pio XIII è un Papa che nessuno si aspetta, questo è poco ma sicuro.

Fonte: l’Unità