Lontano dai Tg e dagli schieramenti politici, le storie dei migranti e dei loro salvataggi sono avventure piene di passione, con protagonisti coraggiosi, momenti disperati, piccole vittorie quotidiane. Per la prima volta la rete ammiraglia della tv di Stato le racconta, nella miniserie Lampedusa – Dall’orizzonte in poi, regia di Marco Pontecorvo, attraverso il linguaggio diretto e popolare della fiction da grandi platee. Una sfida che farà discutere (stasera se ne parla a Porta a porta ), ma tradurre il fenomeno migratorio in immagini da film tv può aiutare a capire la realtà molto di più di un reportage, di un articolo, di un dibattito parlamentare: «Per me l’obiettivo più importante dice il regista – è stato girare una fiction che riuscisse a trasformare numeri e statistiche in persone e racconti. Far entrare nelle case queste storie, con personaggi e sentimenti simili ai nostri, può muovere la consapevolezza, può far sì che i punti di vista, anche quelli opposti, si avvicinino». Protagonista e voce narrante della serie (in onda domani e mercoledì), Claudio Amendola nei panni del maresciallo della Guardia Costiera Serra, racconta che l’idea di tutto risale a un’intervista televisiva (vista a Vieni via con me) in cui un ufficiale aveva ricostruito la notte tempestosa del 2008 in cui cinque pescherecci con a bordo personale militare erano riusciti a trarre in salvo oltre 600 persone su due barconi: «Mi aveva colpito l’abnegazione di quelle persone e il fatto che, in quel caso, la collaborazione tra Stato e gente comune avesse funzionato… Da allora sono passati quasi dieci anni e sul tema dei migranti ha continuato a esserci tanta disinformazione. Si fa troppa propaganda, l’argomento non può essere un bieco mezzo per racimolare voti». Sull’isola, dove è approdato sull’onda di un passato doloroso, il maresciallo Serra incontra Viola (Carolina Crescentini), impegnata in prima linea nel Centro di accoglienza: «L’impatto – dice l’attrice, che prima di girare ha voluto conoscere a fondo quella realtà -, è stato forte. Quello che ho visto lì, e che non posso dimenticare, mi ha fatto acquistare un altro punto di vista. A chi frequenta i salotti televisivi consiglierei di andare a Lampedusa e stringere la mano agli uomini della Guardia Costiera, a chi lavora nei Centri di accoglienza, agli abitanti del luogo. Non si può parlare di Lampedusa se non ci sei stato». Scritta da Andrea Purgatori con Laura Ippoliti, la miniserie è ambientata nel 2010: «Oggi spiega Pontecorvo – la situazione è cambiata ed è in continua evoluzione, alcuni dei fatti narrati non si potrebbero svolgere nello stesso modo, e poi volevamo raccontare tutto con una distanza retrospettiva». Tra gli interpreti, con Marta Gastini, Massimo Wertmuller, Fabrizio Ferracane, Paola Tiziani Cruciani, Ninni Bruschetta, spicca Venji Liam Servina, per la prima volta sullo schermo, nel ruolo del bambino salvato da Serra, sbarcato a Lampedusa e deciso a tornare indietro, alla ricerca della madre: «Non farebbe male il premier Renzi – dice P urgatori – a far vedere Lampedusa du rante la prossima riunione del Consiglio d’Europa, quando si affronta il tema migrazioni». In contemporanea con le riprese della fiction (nove settimane, tra non poche difficoltà) si sono svolte anche quelle di Fuocoammare, il film di Gianfranco Rosi, Orso d’oro alla Berlinale e ora in lizza tra i papabili per gli Oscar 2017: «Conoscevo già Rosi – dice Pontecorvo -, ne ho grande stima, ci siamo incontrati, abbiamo parlato». Fuocoammare» andrà in onda su Rai 3, una scelta in linea con la missione più importante della tv di Stato: «Quella di Lampedusa – dichiara la direttrice di Eleonora Andreatta – è una storia necessaria, che il servizio pubblico deve raccontare, perchè illustra senza retorica la straordinaria condizione di questo avamposto d’Europa».

Fonte: La Stampa