Ancora i francesi, e ancora in Mediaset. Nel capitale del Biscione spunta Lazard che lo scorso primo luglio ha acquistato il 5,1% del capitale del gruppo televisivo guidato da Pier Silvio Berlusconi. Gli acquisti sono stati fatti dalla divisione di asset management della maison parigina e sono classificati – e come tali compaiono solo al superamento del 5% anziché del 2% – come «gestione discrezionale del risparmio». Sul mercato, però, la salita ha destato un certo interesse. Da un lato, si fa notare da più parti, la banca francese è stata sempre vicina a Mediaset e alla Fininvest. In un momento di debolezza del titolo, che in seguito alla Brexit, pur avendone scarse ripercussioni pratiche, viaggia non distante dai minimi dell’anno, attorno ai 3 euro, ha dato fiducia e sostegno alle azioni. Eppure, nelle banche d’affari si fanno anche altri ragionamenti collegati alla mossa di Laza rd, un posizionamento giudicato importante e segnaletico. Nel mirino c’è il futuro del mercato dei media italiano. Dici Lazard e giocoforza ti viene in mente Vincent Bolloré e la sua Vivendi. Proprio quella che con Mediaset si appresta a scambiare, entro fine settembre, un reciproco 3,5 per cento. Alla chiusura manca sostanzialmente un via libera, quello dell’Antitrust europeo per cui dalle parti di Cologno Monzese non hanno particolari timori, visto che Premium – la tv a pagamento di casa Mediaset che finirà ai francesi – vale suppergiù il 5% del mercato della pay in Italia. Piuttosto quello scambio sarà il suggello della grande alleanza tesa a dare il la alla prima major paneuropea delle produzioni e al primo esperimento di creare una Netflix modello Vecchio Continente. A nessuno però sfugge che Vivendi è anche il primo azionista di Tim- Tele com Italia che, al pari di quanto anche Mediaset ha già fatto, sta portando avanti il piano di Flavio Cattaneo fatto di efficienza e non solo che, parole del presidente Giuseppe Recchi, «marcia a pieno ritmo», insomma sta funzionando. Nelle sale operative in molti, a questo punt o, tornano a scommettere che il punto di caduta nell’intreccio tra televisione e banda larga – che domina il settore in tutt’Europa – alla fine potrà essere un’integrazione tra Mediaset e Telecom, sotto la regia francese. Q uel matrimonio che il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, fino a qualche anno fa era convinto che «non ci faranno mai fare» e che Telecom ha sempre negato, in quanto intenta a diventare un’autostrada telematica aperta a tutti i portatori di contenuti. Per adesso, dunque, si tratta di una scommessa. Rilanciata dal posizionamento di Lazard, e sempre più spesso menzionata nei ragionamenti degli addetti ai lavori. I quali non mancano di sottolineare come il momento, anche politico, possa ormai essere maturo, con Silvio Berlusconi non più al centro dell’agone politico e con il governo più propenso a dare il suo nulla osta. Sempre dalla Francia arrivano nuovi movimenti nel capitale di Telecom. Xavier Niel, patron di Iliad, ha iniziato a smontare la posizione lunga in Tim per preparare il terreno all’ingresso di Free in Italia come quarto operatore mobile, grazie all’accordo per acquistare le attività di Wind e 3 Italia. Così ha annunciato a Consob di aver ridotto le sue posizioni lunghe dal 15% al 6,95%, almeno nella fotografia scattata lo scorso 14 luglio. Intanto, ieri, anche gli analisti di Equita, dopo Mediobanca, hanno invitato a ridimensionare gli impatti attesi dalla nuova concorrenza in arrivo dalla Francia, impatti finora «sopravvalutati».

Fonte: La Stampa