E’ appena finita l’assemblea di Vivendi e l’amministratore delegato, Arnaud de Puyfontaine, come da tradizione, scende dal palco per scambiare quattro chiacchiere con i giornalisti francesi e con quelli venuti dall’Italia.

E’ l’occasione per chiarire la strategia di Vivendi dopo le ultime mosse nel Belpaese, la sostituzione dell’ad di Telecom Italia e l’accordo-alleanza con Mediaset. Dottor de Puyfontaine, gli azionisti di Vivendi si chiedono quale sia la strategia di Vivendi e soprattutto la ratio alla base dei 3,3 miliardi spesi per il 24,9% di Telecom Italia.

«La strategia di Vivendi è quella di creare contenuti che possono essere distribuiti attraverso forti accordi con le compagnie di telecomunicazioni che permettono di avere un accesso diretto ai loro clienti. E’ un modo molto sano di fare business in partnership. Uno degli accordi sarà con Telecom Italia nell’ottica di creare un gruppo latino integrato di contenuti e distribuzione. L’Italia è importante perché è un paese in crescita e perché noi abbiamo bisogno di creare economie di scala in termini di accesso ai clienti in modo che Vivendi possa investire importanti risorse nella creazione di contenuti, immagini, musica, giochi, editoria».

Ma l’aggettivo latino su cui voi insistete molto non è un po’ limitativo? «Non vedo come possa essere limitativo. Vi ricordo che abbiamo una posizione molto forte negli Stati Uniti, e anche in Gran Bretagna, ma nel mondo anglosassone vi sono concorrenti molto forti e dunque puntando sui paesi latini, Francia, Italia, Spagna, Africa del Nord, noi creiamo una nostra specificità che credo possa piacere ai nostri investitori». Avete accordi anche con Telefonica? «Non solo con Telefonica, che ha la stessa nostra visione del progetto. Ci sono discussioni con tanti operatori internazionali, per esempio con Vimpelcom. Anche con Orange facciamo molte cose, visto che hanno una posizione leader sui set top boxes che facilitano l’accesso a internet. In Francia hanno 23 milioni di utenti».

Perché acquistare Mediaset Premium per questo progetto? «Telefonica voleva uscire dall’Italia poiché ha già un business di pay tv in Spagna, e noi abbiamo avuto l’opportunità di prendere il 100% di Mediaset Premium». Perché avete comprato Mediaset Premium: perde un sacco di soldi? «Primo perché alla base dell’accordo c’è l’alleanza con Mediaset che è in linea con la costruzione del nostro progetto. Secondo, Premium non resterà per sempre una società in perdita, vogliamo fare in modo che sia profittevole, entro un paio d’anni».

Qual è il valore esatto che avete dato a Mediaset Premium? «E’ stato comunicato ufficialmente, è tutto chiaro. Comunque è tra 600 e 700 milioni».

Mediaset ha messo una dote di 120 milioni dentro Premium. In sostanza ha pagato due anni di perdite.

«Questo fa parte dell’enterprise value» .

Entrerà nel cda di Mediaset in seguito all’accordo? «Non è del tutto impossibile, mai dire mai come avete scritto di me voi della Repubblica. Per essere coerente ho acquistato il poster originale di Sean Connery e del film Never say never».

Siete interessati alla Rizzoli Corriere della Sera? «Che cosa intende per interessato? Amo leggere il Corriere della Sera per migliorare il mio italiano».

Intendo dire se Vivendi ha intenzione di lanciare una contro opa? «Non è nelle nostre intenzioni, abbiamo già tante cose da fare in Italia».

E quali sono le vostre intenzioni su Metroweb? «Ci sono delle discussioni in corso con Metroweb, il presidente Recchi e l’ad Flavio Cattaneo la stanno seguendo attentamente, con grande interesse».

Fonte: Repubblica