La Rai è una garanzia: contribuisce ancora oggi per il 60-65% del giro d’affari consolidato. Mediaset è una new entry o, meglio, un ritorno di fiamma dopo anni di stop. Mentre Sky Italia è un nuovo e naturale compratore di contenuti. Ma il futuro per la casa di produzione romana Lux Vide è con gli Overthe-top. La società, controllata dalla famiglia Bernabei (51,77%) e partecipata indirettamente dal Vaticano attraverso la Fondazione Scienza e Fede (16,99%) e dalla Prima Tv (15,53%) di Tarak Ben Ammar e Naguib Sawiris, sta infatti per definire una serie di accordi con Neflix e Amazon relativi alla produzione di alcune serie tv originali (settori del medical, legal e detention) e destinate al mercato internazionale in lingua inglese. Si tratta di una piccola rivoluzione per Lux Vide, nota sul mercato italiano per prodotti e serie tv quali La Bibbia, Don Matteo e I Medici (è in arrivo la seconda serie) oltre alle biografie televisive di Giovanni Paolo II, Madre Teresa di Calcutta ed Enrico Mattei. «Stiamo preparando alcune produzioni sia per Amazon sia per Netflix», hanno confermato Matilde e Luca Bernabei, ai vertici di Lux Vide, a margine della presentazione della nuova serie tv L’Isola di Pietro, coprodotta con Rti (Mediaset), che andrà in onda su Canale5 da domenica 24 settembre e che avrà in Gianni Morandi il protagonista. «Abbiamo una struttura di 20 persone dedicata esclusivamente alla creatività. Ora il focus è sull’estero, anche perché questi nuovi player stanno modificando in maniera significativa le regole di mercato a partire dalla definizione dei format», specificano ancora il presidente e l’amministratore delegato della casa di produzione, che chiuderà il 2017 con un fatturato di 65 milioni, in crescita rispetto ai 58,9 milioni dell’anno scorso, e con margini in miglioramento rispetto all’ebitda 2016 (8,76 milioni). «L’esercizio chiuderà in utile», ha aggiunto poi l’ad Luca Bernabei, il quale ha specificato che la società «non sta guardando al progetto di quotazione in borsa» perché l’attività industriale nel medio-lungo periodo non coinciderebbe per le tempistiche e le dinamiche del mercato. «Sul mercato azionario ci sono troppe scadenze ravvicinate e strategie a breve termine per un business come quello nel quale operiamo». Detto ciò, la finanza ha già bussato alla porta dei Bernabei. «Siamo stati più volte avvicinati da fondi d’investimento e operatori industriali, ma non siamo interessati ad aprire il capitale a terzi», ribadisce l’ad. Semmai, nel caso di progetti di ampio respiro internazionale, potranno essere valutate coproduzioni e joint venture. Anche perché non è previsto che il Vaticano o Prima Tv escano dall’azionariato della società.

Fonte: Milano Finanza