In settimana a Firenze l’anteprima mondiale dei Medici. Mentre Don Matteo… Produzioni sempre più internazionali. A cui contribuirà il nuovo accordo con Sky

Per l’anteprima mondiale del primo episodio della serie I Medici diretta da Sergio Mimica-Gezzan – che la Lux Vide di Luca e Matilde Bernabei ha prodotto con Rai Fiction, la Big Light Productions di Frank Spotnitz e Wild Bunch Tv – a Palazzo Vecchio. Insieme a Dustin Hoffman e al resto del cast, ci sarà anche Skin, l’interprete di Renaissance scritta da Paolo Buonvino che fa da sigla per i titoli di testa e di coda di quello che viene presentato come «un dramma familiare, un thriller politico, un’epopea storica». Certo, la saga di una casata guidata da un capostipite carismatico, Giovanni, interpretato da Hoffman.

Un nuovo inizio
Ma quello che andrà poi in onda a partire dal 18 ottobre su Raiuno è anche il nuovo capitolo di un’altra storia familiare, quella dei Bernabei che con questa coproduzione, un kolossal da 25 milioni di euro – all’indomani della scomparsa, nell’agosto scorso, del capostipite, Ettore, uno dei padri della tv pubblica italiana, direttore generale della Rai dal 1961 al 1974 -, fanno un ulteriore passo verso il mercato internazionale. «I risultati si sono già visti – fa notare Matilde Bernabei, presidente del gruppo -. La fiction è già stata venduta ovunque, dall’Europa alla Nuova Zelanda, da Israele al Giappone, dall’India all’Australia. Per Usa, Gran Bretagna e Canada stiamo concludendo in questi giorni un accordo internazionale distributivo importante». Un prodotto ad alto tasso strategico. « I Medici è stato pensato per il nuovo mercato mondiale, per competere in uno scenario fatto di grandi media company e di operatori globali come Amazon e Netflix, che muovono budget enormi, su un concetto produttivo che arriva da una lunga esperienza internazionale». Esperienza cominciata con le 52 ore della «Bibbia», già co-prodotte con partner americani, che con Giuseppe portò in casa Lux Vide un Emmy Award, l’Oscar della tv americana. Unica italiana ad averlo vinto.

L’organizzazione
Al modello americano, d’altronde, Lux si ispira. «Siamo un piccolo studio all’americana che gestisce tutta la catena, dall’ideazione alla postproduzione, controllata integralmente in azienda. Nella nostra sede, all’ultimo piano, sta il cuore del pensiero, sceneggiatori e editor che sono la controparte degli sceneggiatori nello sviluppo dell’idea, più di venti persone che sono state formate negli anni, facendo crescere i giovani. Una fabbrica del pensiero con l’attenzione rivolta a selezionare target molto variegati, dai più piccoli alle famiglie, agli adulti. All’esterno appare un prodotto semplice, ma per costruirlo hai bisogno di incroci di target che vengono studiati e gestiti a tavolino», spiega Luca. Dal punto di vista finanziario, nessun pensiero di quotazione ma semmai l’idea di un partner internazionale «per fare una sinergia industriale. Non pensiamo a un fondo, ma a un operatore internazionale del settore. Su questo saremmo disposti a riflettere», spiegano i fratelli.

L’eredità di Ettore
Un percorso in linea con quello impresso dal padre Ettore, del quale non è uno scherzo affrontare l’eredità. «Mi ha insegnato a guardare al futuro con grande speranza operativa, consapevole che nel lavoro di contenuti per la comunicazione anche nelle situazioni più difficili si possono creare nuove opportunità per migliorare la qualità della vita del pubblico», sostiene Matilde. «A me ha lasciato la capacità di avere sogni infiniti e di pensare in grande, con in testa il bene comune e il rispetto dei telespettatori», rilancia Luca, ad di Luv Vide. Sul piano operativo, l’eredità paterna si è tradotta nell’allargare lo sguardo anche oltre l’interlocutore fino a oggi privilegiato, la Rai. Ovvero Mediaset e Sky. «Con Mediaset stiamo producendo una fiction con Gianni Morandi e pensiamo di fare altre serie, con Sky stiamo lavorando a uno spy-thriller sul mondo della finanza, dal titolo I Diavoli », aggiungono. Ma, certo, il rapporto con viale Mazzini resta centrale. La Lux Vide nel 2015 si è aggiudica il 15% dell’investimento complessivo di (ma nel 2013 era il 18%) ben ripagato in termini di ascolti. Don Matteo è il prodotto di punta. La decima stagione ha segnato il record d’ascolti, con 9,6 milioni di telespettatori. «Sicuramente ci sarà una nuova stagione. Ma non c’è solo Don Matteo : nel 2015 e 2016 Un passo dal cielo e Non dirlo al mio capo sono la seconda, la terza e la quarta serie più vista in Italia». E se Terence Hill, come si dice, lasciasse? «Terence farà Don Matteo fin quando lo vorrà. Negli anni il format è cambiato seguendo le evoluzione della tv che è mezzo per sua natura dinamico. Come i cambiamenti di generazione di aziende vanno preparati, anche quelli delle serie vanno impostati per tempo. Terence è uscito da Un passo dal cielo e con Daniele Liotti abbiamo costruito nuova drammaturgia».

Prodotti pensati in casa e realizzati in casa, quelli Lux Vide. «Avere studi ci permette di diminuire i costi. Oltre alla nostra sede, che è la fabbrica del pensiero, abbiamo una fabbrica della produzione e una fabbrica della postproduzione, ovvero montaggio, suono colore. Tenere tutto in casa ci permette di controllare la qualità e contenere i costi anziché disperdere risorse in affitto». Un modo per «essere competitivi sul mercato globale restando indipendenti», sottolinea Matilde. «Cosa che ci permette di avere buoni rapporti con le banche che ci concedono la fiducia», aggiunge Luca.

Fonte: corrierEconomia