Tra libri e serie televisive è nata una chiara osmosi, e a tal proposito è intervenuta lo scorso venerdì 10 maggio al Salone del libro di Torino l’Aie, l’Associazione Italiana Editori, che in collaborazione con IE-Informazioni editoriali ha presentato l’indagine «La serialità televisiva, la lettura e l’acquisto di libri».

Lo studio ha preso in esame l’andamento delle vendite in librerie e store on-line (escluso Amazon) – di otto titoli da cui sono state tratte delle serie televisive: «Gomorra» e «Il Trono di Spade» per Sky; «L’uomo nell’alto castello» per Amazon Prime Video; «Il Commissario Montalbano», «L’Amica Geniale» e «Il Nome della Rosa» per la Rai; «Suburra» e «Tredici» per Netflix. L’arco temporale è 2009-2019. Dai dati risultano picchi evidenti di vendite quando dalle librerie si arriva alle serie tv. Basti vedere ad esempio quello che è successo a «Tredici»: romanzo del 2008 che nel 2017 ha avuto un boom, proprio in coincidenza con l’arrivo della serie tv. O anche a «Il Trono di Spade» con le varie stagioni che finiscono comunque per trainare anche il primo titolo della serie.

Tutto questo, va detto, con un effetto che non si esaurisce durante la «messa in onda» della serie tv, ma che prosegue anche nei mesi successivi. Quasi che finito l’effetto della trasmissione serie tv si andasse in libreria per «vedere» la storia della prospettiva della pagina e non più dell’immagine.

«Assistiamo per ora a una fase di integrazione piuttosto che di cannibalizzazione di queste due forme di narrazione», ha spiegato il presidente di Aie, Ricardo Franco Levi.