Luca Marinelli è impressionante. In certe inquadrature, seduto nella penombra, la posa sghemba, la chitarra, la sigaretta e il bicchiere di whisky, il grande ciuffo e il grande naso, sembra davvero lui, «Fabrizio De André – Principe libero», protagonista per due sere su Rai 1. Non è però una mimesi-fotocopia. Non ha cercato, l’attore, di imitare il cantautore, di riprodurlo in anima e corpo: ha piuttosto lavorato per restituirlo al pubblico nella sua essenza, aiutato da Dori Ghezzi. Che, come lo stesso Marinelli racconta, l’ha seguito passo passo nella metamorfosi. Martedì la fiction è stata vista da 6 milioni 178 mila spettatori, 24,3 di share, la percentuale di ascolto. E un ottimo risultato, che sancisce il successo non soltanto del prodotto in sé, ma di una formula, di un pacchetto completo. Prima di andare in onda, il film era già stato proiettato nelle sale. Questo testimonia la volontà Rai di sperimentare operazioni sinergiche: qualche settimana fa, a esempio, la messa in onda di «La linea verticale», con Valerio Mastandrea, su Rai3, è stata preceduta da un passaggio su RaiPlay. Adesso il cinema: nella consapevolezza che un mezzo di comunicazione non esclude il successo dell’altro, anzi lo potenzia. Per De André l’impegno era oltremodo impervio. Perché la sua scomparsa è molto più recente (1999, Gaetano morì nel 1981), più potente la memoria delle sue opere nell’inconscio collettivo della nazione. E anche nel conscio, visto che i pezzi continuano a essere cantati da giovani di tutte le età. Quando la memoria è fresca e urticante, il pericolo di reciproco fraintendimento aumenta. Poi ci sono le possibilità di equivocare lo spirito; Marinelli, nel suo De André, ci mette persino delle inflessioni romanesche, e molti a dire: che c’entrano. Meno male invece: non si è tentato di rifare un accento che peraltro Faber non aveva. Però ogni tanto c’è qualche parola troppo soffiata, quasi incomprensibile. Gli sceneggiatori, Francesco Serafini e Giordano Meacci, lo hanno conosciuto: «Fabrizio ci raccontò di come le persone incontrate nella realtà diventavano i personaggi delle canzoni». II regista Luca Facchini ha raccolto la sfida, con il contributo degli altri attori, Ennio Fantastichini il padre, Elena Radonicich la prima moglie Puny, Valentina Bellè Dori Ghezzi, Matteo Martari Luigi Tenco e uno strepitoso Gianluca Gobbi nel ruolo di Paolo Villaggio. E così Re Carlo tornava dalla guerra, lo accoglie la sua terra cingendolo di – televisivo – allor.

Fonte: La Stampa