L’ anno che il cinema smise di contare», titolava alcune settimane fa Wired Usa , osservando che mai come nel 2016 il film ha perso centralità culturale e rilevanza. Ora che arrivano i dati dell’estate – fondamentale negli States, pur se non più come una volta – gli si può dar ragione.

È stata l’estate dei flop, una delle peggiori di sempre, con un paio di grandi successi e poco altro. Le strategie fallimentari degli studios sono venute al pettine, e le prospettive non sono affatto buone. Prendi il remake di Ben-Hur, costato ad Mgm e Paramount almeno 150 milioni di dollari: ne ha incassati globalmente appena 89. E poi Ghostbusters; Allegiant, che si è fermato a 179 milioni, record negativo del franchise Divergent, spingendo i produttori a falciare il budget del quarto capitolo e distribuire il quinto solo come film tv. Incassi deludenti han registrato Independence Day: Rigenerazione, Star Trek Beyond, Tartarughe Ninja – Fuori dall’ombra, Il GGG e tantissimi altri.

«Gli eroi dei fumetti iniziano a stancare, troppi sequel si cannibalizzano l’un l’altro», scrive Doug Creutz, analista di Cowen and Company. Se prima un film era un successo quando trascendeva il pubblico di riferimento, oggi lo è se riesce a tenerselo. I segnali c’erano da un pezzo, ma il momento in cui è apparso evidente che il cinema sia diventato un modo come un altro per passare il tempo quando non c’è il wi-fi è stato, negli Usa, il weekend del 22 aprile. Quello del flop de Il cacciatore e la regina di ghiaccio, con Charlize Theron e Chris Hemsworth, lo stra-pubblicizzato sequel di Biancaneve e il cacciatore. Un successo annunciato, ucciso dalla prima del Trono di spade su Hbo, da Beyoncé che lanciava Lemonade. Perché per decenni, gli studios hanno sfornato film mediocri che il pubblico guardava non avendo scelta: oggi la scelta c’è. Da Stranger Things a Westworld, la tv vive un momento di furore. E per la prima volta, notava Wired Usa , a scalzare il cinema nel 2016 hanno concorso fenomeni come Pokémon Go e il boom del musical Hamilton.

Inseguire il film-evento ha portato giganti come Warner, Universal, Fox, Sony e Paramount a registrare profitti in calo o inesistenti. L’eccezione è stata Disney, che al netto di un paio di delusioni ha guadagnato nel terzo trimestre 766 milioni di dollari(+62%), grazie a film come Alla ricerca di Dory: oltre 1 miliardo d’incassi globali, con un budget di 200 milioni (più di 1 miliardo hanno incassato anche Zootropolis e Captain America: Civil War).

Da solo, però, Topolino non può salvare l’industria, e se portare i bimbi al cinema è in generale ancora vincente (Pets – Vita da animali: 849 milioni, ed è già pronto il sequel), sono mancate, nel 2016, pellicole culturalmente rilevanti. A differenza degli ultimi due anni, quando c’erano Mad Max: Fury Road (6 Oscar e uno dei migliori film d’azione di sempre), Straight Outta Compton, Boyhood, The Lego Movie, Inside Out, Gone Girl, Gravity e The Martian. Si è perso, anche, quel cliente che andava al cinema non per il film in sé, ma l’esperienza.

Nel 2014, il 32% degli utenti decideva quale film vedere in fila per comprare il biglietto; l’anno scorso erano il 28%, dopodiché si è smesso di contare. Colpa dei costi più elevati di una serata al cinema, contro la praticità di servizi come Netflix e Sky Go. Il New Yorker sottolinea un altro aspetto: la discussione culturale che una volta era sui film oggi si fa sulla tv. Che più del cinema si presta, per la natura seriale e i contenuti sociologici. Blog, social, la macchinetta del caffè. Così la tv, un tempo relegata in fondo agli spettacoli, approda in prima pagina. E il cinema ne esce.

Fonte: corrierEconomia