Il maresciallo Serra della Guardia Costiera (Claudio Amendola) è alle prese con la sua prima missione di salvataggio al largo delle coste di Lampedusa. Il comandante e la sua squadra salpano in soccorso dell’imbarcazione che si trova in difficoltà e rimarranno sconvolti dalla visione: una scialuppa stracolma di immigrati in fuga dalle persecuzioni dei loro paesi.

Inizia così «Lampedusa», la miniserie prodotta da Nicola e Marco De Angelis per Rai Fiction, scritta da Andrea Purgatori e Laura Ippoliti e diretta da Marco Pontecorvo (Rai1, martedì e mercoledì, ore 21.20).Com’è facile immaginare, si parla della tragedia dei migranti, del loro esodo disumano, della ferocia degli scafisti, dei salvataggi in mare, dei drammatici problemi dell’accoglienza. In questi casi è difficile buttar giù qualche riga critica a commento della fiction. Le vicende narrate sono così dolorose che è impossibile sfuggire all’urgenza del contenuto.

Ha senso parlare di regia, di scrittura, di recitazione di fronte ai cadaveri che galleggiano sul nostro mare? O di fronte alle rivolte dei Centri di accoglienza? O, ancora, di fronte alla determinazione della direttrice, interpretata da una Carolina Crescentini in perenne lotta per i diritti degli immigrati? «Lampedusa» è un curioso esempio di fiction «politicamente corretta»: non tanto per quello che riguarda le istituzioni (il lavoro della Guardia costiera è ovviamente encomiabile e i cittadini dell’isola meritano tutta la nostra riconoscenza), ma per quello che dicono e fanno i due protagonisti.

Il loro è un mondo diviso fra buoni e cattivi, ogni azione è intesa come una missione per salvare il mondo, si considerano strumenti della redenzione finale. Sarebbe interessante capire quanto il «politicamente corretto» è funzionale alla linea editoriale del servizio pubblico. O meglio, se il «politicamente corretto» è il minimo indispensabile per fare servizio pubblico.

Fonte: Il Corriere della Sera