«Nell’audiovisivo l’Italia non ha un mercato internazionale perché la produzione si concentra soprattutto su prodotti domestici. Ma noi dovremmo uscire da questi limiti che ci costringono a produrre solo per Rai e Sky». Giovanni Stabilini è vice presidente dei produttori televisivi e amministratore delegato di Cattleya, la società che ha prodotto serie televisive di successo internazionale come Romanzo criminale e Gomorra. Forte di quelle esperienze, Stabilini è consapevole che la spinta a produrre per le piazze internazionali arriva soprattutto dai committenti, le principali emittenti televisive che sono anche le fonti primarie di finanziamento.

Perché in Italia si fa tanta fatica a internazionalizzare? 

«Nella maggioranza dei casi le televisioni chiedono un prodotto locale, che raramente può interessare gli altri Paesi. Ma se vuoi vendere all’estero devi partire con questa idea sin dall’inizio. L’operazione si chiama “local to global”: una storia come Gomorra è pensata, finanziata e realizzata come prodotto internazionale. I costi sono alti: circa 1 milione e 400mila euro l’ora per 12 ore a stagione, ma il 25 per cento è stato recuperato dalle vendite internazionali, un bel traguardo per una serie in napoletano».

C’è anche un problema di legislazione? 

«Certo. In Francia, per esempio, le leggi promuovono e difendono il prodotto nazionale. Da noi questa buona regola viene osservata in Rai ma non in Mediaset, dove tantissime fiction arrivano dall’estero. Questo succede perché la nostra normativa pone dei vincoli sulle quote europee, ma non parla di quote italiane. Con il nuovo Ddl sul cinema e l’audiovisivo finalmente l’Italia torna a proteggere la sua produzione».

Fonte: La Repubblica