Dopo Mediaset anche la holding del gruppo fa ricorso, chiesti altri danni per 570 milioni.

Il dietrofront di Vivendi su Mediaset Premium potrebbe costare molto caro a Vincent Bolloré. Dopo la richiesta avanzata da Mediaset – 50 milioni al mese di penale con riserva di chiedere un’ulteriore addebito che potrebbe arrivare fino a 1,5 miliardi – ieri anche Fininvest ha depositato in Tribunale una citazione contro il gruppo francese, chiedendo l’esecuzione del patto parasociale previsto dagli accordi siglati ad aprile, oltre a 570 milioni di danni. In totale fanno oltre 2 miliardi, che Vivendi rischia di dover sborsare per ordine dei magistrati se non darà esecuzione al contratto per l’acquisto del 100% di Mediaset Premium. La scadenza è il 30 settembre.

La holding della famiglia Berlusconi ha presentato ricorso sia in qualità di azionista di controllo del Biscione sia come controparte del patto parasociale che, a fronte dello scambio di azioni tra i due gruppi, avrebbe dovuto regolare i rapporti con i francesi. In una nota la holding della famiglia Berlusconi ha spiegato che la richiesta di 570 milioni di danni è dovuta «alla diminuzione di valore delle azioni Mediaset in conseguenza dell’accaduto, al mancato apprezzamento delle stesse ove si fosse dato corso all’esecuzione del contratto, nonché all’evidentissimo danno di immagine».

La via giudiziaria è l’unica percorribile da Mediaset per stringere nell’angolo Vivendi dopo l’improvviso dietrofront del gruppo presieduto da Bolloré, che a fine luglio ha fatto sapere a Cologno di aver cambiato idea e di volere solo una quota di minoranza di Premium, insieme però a una partecipazione diretta in Mediaset. Il contratto firmato ad aprile, tuttavia, non dava ai francesi nè la possibilità di recedere dall’accordo nè di modificarlo. Per questo Mediaset e Fininvest si sono rivolte al Tribunale. A fianco dei legali si stanno muovendo però anche le diplomazie, per cercare di superare l’impasse e riaprire un tavolo di discussione che possa evitare una guerra di carte bollate e porti a una soluzione condivisa. La possibilità di un’intesa sembra iniziare a prendere piede anche a Piazza Affari, dove ieri i titoli Mediaset hanno chiuso in rialzo del 4,3%. La strada tuttavia è ancora in salita, anche se sul tavolo ci sarebbero diverse opzioni che, a detta di chi conosce il dossier, potrebbero salvaguardare gli aspetti industriali dell’intesa evitando al contempo di appesantire i bilanci di Mediaset, che vuole deconsolidare la pay-tv, e di Vivendi che di contro ha interesse a non consolidare subito i conti di Premium.

Mediobanca, di cui sono importanti azionisti tanto la famiglia Berlusconi quanto quella Bolloré, sta lavorando a una nuova proposta che potrebbe arrivare già giovedì sul tavolo del consiglio di Vivendi, convocato per l’approvazione dei conti trimestrali. Ma potrebbe servire ancora qualche giorno per la messa a punto.

I tempi sono stretti. Il contratto prevede che il perfezionamento avvenga entro il 30 settembre. Una possibile soluzione potrebbe passare per il coinvolgimento di un altro investitore, a fianco di Mediaset e Vivendi. Sono stati fatti i nomi di Telefonica, azionista all’11% di Premium, sebbene silente, e di Telecom Italia, che avendo come maggiore azionista Vivendi sembrerebbe il naturale destinatario di una quota di Premium, anche in chiave «convergenza». Il gruppo telefonico ha però smentito un coinvolgimento nella partita Premium. Secondo fonti vicine al dossier non andrebbe scartata l’ipotesi del coinvolgimento di un fondo di private equity, a cui potrebbe essere girato un 20% di Premium, almeno finché i conti della pay-tv del Biscione non saranno in salute.

Fonte: Il Corriere della Sera