Quando il Rischiatutto di Mike registrò l’ultima puntata Andrea Fabiano, l’attuale direttore di Raiuno, non era ancora nato. Il remake affidato a Fabio Fazio ha funzionato, è stato seguito sul primo canale a oltre 7 milioni e 500 mila spettatori. Ieri e oggi hanno in comune un dato inconfutabile: che piaccia o meno Raiuno in termini di ascolto tra i grandi servizi pubblici europei è la seconda rete più vista in assoluto (fa meglio solo Bbc1, in un contesto molto differente). È l’unica Rete generalista in crescita. E Fabiano, barese di 40 anni su cui ha scommesso Antonio Campo Dall’Orto, non ha nessuna intenzione di invertire la tendenza. Il nuovo Rischiatutto dal punto di vista degli ascolti è stato un successo. La tv più di altri media interpreta e orienta le tendenze. Non crede però direttore che riproporre gli amarcord faccia molto operazionenostalgia? «No, non direi proprio. Abbiamo voluto riproporre a 40 anni di distanza la modernità che già all’epoca aveva questo programma adattandolo ad un contesto diverso. Recuperare un pezzo della nostra storia e riproporlo in chiave contemporanea fa parte della strada che come servizio pubblico vogliamo intraprendere. E’ un percorso che in questi primi mesi del 2016 ci ha consentito di consolidare il nostro primato di gradimento e ascolti con uno share in prima serata che è tornato sopra il 20%, una crescita di quasi 1 punto conseguita soprattutto grazie ad una delle migliori stagioni di fiction e di intrattenimento degli ultimi anni, caratterizzata tra gli altri dal successo del secondo Sanremo di Carlo Conti, dal rilancio in grande stile del varietà con il talento di Pausini e Cortellesi e dalla conferma di Ballando con le stelle». Lo farete anche per le fiction? «Grazie all’intuizione e al lavoro dei colleghi di Rai Fiction, su questo fronte abbiamo seguito un percorso duplice. Da un lato lavoriamo sui titoli molto amati, penso a Don Matteo o a Montalbano che quest’anno hanno registrato il miglior ascolto di sempre, e su quelli di grande impegno civile, ricordo ad esempio che il 10 maggio avremo il tv movie su Felicia Impastato, la madre di Peppino, e due settimane dopo Boris Giuliano, il poliziotto eroe ucciso dalla mafia a Palermo. Dall’altro lavoriamo invece per utilizzare nuovi linguaggi, nuove storie come “Tutto può succedere” o “È arrivata la felicità”. È un percorso che va guardato tutto nel suo complesso». Ce le farete un giorno a vendere anche all’estero i nostri prodotti? «Abbiamo cominciato a farcene carico con precise scelte editoriali: dal tipo di storie, ai formati e ai linguaggi più attraenti per il mercato internazionale. É chiaro che non si può cambiare tutto di punto in bianco. Su alcuni prodotti un cambiamento già c’è stato e i segnali sono arrivati. Penso ad esempio a “Il Sistema”, fiction anche questa di impegno civile, che abbiamo lanciato su RaiUno e presentato a Cannes». L’offerta informativa della Rete e il numero di edizioni dei Tg. Nel Piano industriale se ne parla molto. In concreto cosa farete? «Nella Rete più importante del servizio pubblico l’informazione è il primo pilastro. Da una parte abbiamo il Tg1 con il quale abbiamo ormai rapporti di sempre più stretta collaborazione. Dall’altra l’offerta della Rete in cui il lavoro sarà sempre più quello di cercare di andare verso la profondità dei fatti. Vogliamo proporre nuove formule di racconto della realtà. Due esempi concreti: il format di “Petrolio”, di fatto un reportage per immagini, o quello di “Cose nostre”, un programma che abbiamo lanciato a gennaio e che racconta storie di giornalisti minacciati dalla criminalità». Avrete il coraggio di proporli anche in prima serata? «Il 4 luglio manderemo in prima serata proprio una nuova versione di “Cose Nostre”: saranno storie di persone che si sono ribellate alla mafia. È una linea di racconto nuovo, sono i nuovi linguaggi su cui vogliamo lavorare in futuro affiancando la realtà al dibattito e al confronto tipico dei talk. Vogliamo essere audaci, sacrificando magari qualcosa in termini di ascolto pur di essere in linea con la nostra missione di servizio pubblico: meritarci il canone è la nostra vera partita. Pensiamo ad un contenimento della cronaca nera, dopo averla eliminata la domenica, e al superamento delle formule di emotainment che abbiamo percorso ma non hanno colto nel segno». Cosa pensa dei talk? Anche lei li vede moribondi? «Ci sono talk e talk, è sbagliato fare un ragionamento generale. Ogni prodotto ha la sua storia, è diverso dagli altri. Guardando in casa nostra abbiamo “l’Arena” di Giletti e “Porta a Porta”, che dal punto di vista del rapporto con il pubblico, e non parlo solo della dimensione dell’ascolto, sono molto forti e vitali. Con Giletti stiamo lavorando anche per una serie di nuovi progetti e ne parleremo
quando presenteremo i palinsesti. La forza di Porta Porta sta nell’essere capace di trattare una varietà di argomenti, nella prossima stagione verrà sviluppata su tre serate invece di quattro per dare più spazio in seconda serata ad altri progetti legati ad un mix tra intrattenimento e nuove formule di racconto della realtà». Vespa perderà una serata, dunque: c’entra qualcosa l’intervista al figlio di Riina? «No, nel modo più assoluto. Era una decisione presa prima di cui ho parlato con lo stesso Vespa». Tornando indietro, lei rimanderebbe in onda quell’intervista? «Le critiche anche molto forti e veementi che sono state fatte non mi possono lasciare indifferente, chiaro. Ma in futuro, come abbiamo spiegato in Vigilanza, ci sarà un confronto sempre più coordinato con la direzione editoriale per l’informazione in modo da gestire al meglio episodi simili». Per l’estate cosa si prevede? «Il piatto forte saranno gli Europei di calcio, le 27 partite in diretta a cui seguirà uno show in collaborazione con RaiSport. Poi ci saranno le serate dei Wind Music
Awards con Carlo Conti. Il 31 maggio ci sarà una grande festa con la nazionale di calcio per festeggiare i 10 anni della vittoria dei mondiali. Il 9 giugno proporremo un nuovo viaggio notturno di Alberto Angela che dopo il Museo Egizio di Torino farà tappa a Firenze, un grande evento culturale di cui siamo
particolarmente orgogliosi anche per la mobilitazione delle eccellenti professionalità della produzione Rai. Inoltre proporremo un ciclo di seconde serata con Franco Di Mare sui fenomeni legati al terrorismo o all’immigrazione, un racconto sul campo per raccontare cosa sta succedendo nel nostro continente. Rai1
deve avere l’ambizione di parlare a tutti ma anche di variare quello che propone. Io sono convinto che il nostro pubblico sia pronto ad accogliere nuove proposte anche “eccentriche”, sta a noi osare: con la prossima stagione televisiva lo dimostreremo».

Fonte: Il Messaggero