Come finirà l’ affaire Google è presto per dirlo. Ma una cosa è certa: l’economia digitale è la sorvegliata speciale della Commissione Ue in materia di concorrenza sleale. Lo dimostra il bilancio dell’attività dell’Antitrust europea dal 2004 a oggi. Le im- prese della new economy detengono almeno tre record negativi: quello del comparto più multato (3,8 miliardi in 11 anni); quello della sanzione più alta mai inflit- taa una singola azienda (1,06 miliardia Intel)e quello del cartello più colpito (1,4 miliardi alla lobby dei produttori di monitor). u pagina 11 Come andrà a finire l’ affaire Google non si sa: la Ue non stabilisce un tempo entro cui vanno conclusi i procedimenti antitrust, mentre l’ammontare della multa – che non è ancora stato fissato – quasi certamente sarà inferiore al tetto massimo dei 7 miliardi. Una cosaè certa: computer, tablet, telefonini e digital companies oggi sono il sorvegliato speciale dell’Antitrust quando si parla di abuso di posizione dominante. Non solo in Europa: «Sempre di più le Authority mondiali si stanno concentrando sulle posizioni dominanti intese come conoscenza dei dati, e non come misurazione del potere economico, come accadeva al tempo delle compagnie petrolifere», spiega l’avvocato Luciano Di Via, partner e responsabile della practice Antitrust di Clifford Chance. Il suo studio legale segue il tema molto da vicino dato che assiste FairSearch, l’associazione delle imprese (come Expedia, Nokia o Tripadvisor) che ha puntato il dito in Europa contro Google prima per la questione del motore di ricerca, e poi per l’utilizzo di Android. Ovvero le due questioni pendenti davanti alla Commissione Ue del colosso di Mountain View. Clifford Chance ha appena pubblicato il report annuale sull’attività dell’Antitrust nel mondo: dal 2004 – anno in cui sono cambiate le regole europee in materia di concorrenza – a oggi, il settore del digitale risulta quello più multato da Bruxelles, con 3,8 miliardi di euro di sanzioni cumulate. Un quinto di tutte le multe inflitte dalla Commissione Ue in materia di antitrust negli ultimi undici anni, pari a oltre 18,8 miliardi di euro. L’economia digitale non è solo il comparto più sanzionato. È anche quello con la multa più alta mai inflitta dalla Ue a una singola azienda (gli 1,06 miliardi di euro pagati da Intel per abuso di posizione dominante); quello con la maggiore sanzione nei confronti di un cartello (gli 1,4 miliardi di euro pagati dai produttori di monitor per tv e computer); e il settore dove le multe pesano percentualmente di più sui profitti di settore: in media, più del 12% dei guadagni, contro ad esempio un’incidenza del 5% registrata nel settore della chimica. Ad oggi, oltre a Google, l’Antitrust europeo ha tre dossier aperti nel settore del digitale: tra questi ci sono Amazon, per la questione degli e-book, e Qualcomm, per i vincoli all’uso esclusivo dei suoi chip. Mentre l’Authority tedesca è alle prese con un’indagine contro Facebook per gli abusi nel mercato dei social network. A guardare bene il bilancio dell’attività del DG Concorrenza della Commissione, però, non sono gli abusi di posizione dominante le violazioni più ricorrenti in Europa. «Circa il 60% delle indagini e delle sanzioni dell’Antitrust Ue riguardano i cartelli – ricorda l’avvocato Di Via – che abbondano là dove è più difficile fare innovazione, quindi nell’industria di base, in materia di finanza, nei settori della chimica e dei metalli». E in Italia? «La sanzione annunciata la settimana scorsa contro Mediaset, Sky, Lega Calcio e Infront peri diritti tv della SerieA dal 2015 al 2018è certamente la decisione con il maggior impatto mediatico – spiega l’avvocato Di Via – ma, da un punto di vista tecnico, il tema più caldo sul quale ormai da qualche tempo si sta dedicando l’Authority italiana è quello dell’alterazione della concorrenza in occasione di gare pubbliche».A tale proposito,è rilevante l’indagine sulla partecipazione alle gare della Consip da parte delle imprese di consulenza che vendono servizi di supporto alla Pa cofinanziati dai fondi della Commissione Ue.

Fonte: Il Sole 24 Ore