In aereo, appena finita la fase di decollo, quando si può ricominciare a giocherellare con lo smartphone, seppur disconnesso. Ecco, è l’apice – in tutti i sensi – di quanto stiano cambiando le nostre abitudini di fruizione dei contenuti video. Fino a poco tempo fa per vedere film o serie tv sul proprio dispositivo personale in volo si sarebbero dovuti scaricare i file prima di partire, attingendo a un’offerta legale molto limitata o districandosi fra siti pirata, sempre meno accessibili.

Adesso è sufficiente aprire Netflix o Amazon Prime Video tra il check-in e i controlli, agganciarsi al wi-fi dell’aeroporto (per non impattare sul traffico dati) e scaricare puntate di telefilm o intere pellicole. Se si atterra all’estero si può poi persino continuare a godere del menù del profilo italiano, a patto di guardare quanto scaricato senza essere connessi a Internet. Certo, si tratta di servizi a pagamento, ma i dati di comScore e Doxa rivelano come la spesa degli italiani per i video online su abbonamento sia cresciuta del 69 per cento fra il 2015 e il 2016 a toccare quota 88 milioni di euro. Siamo ancora lontani dal mercato della pay tv, che vale 4,9 miliardi ma cresce di un più contenuto 9 per cento.

La direzione è chiara, ed è quella indicata dai Millennials: il 56 per cento dei nati intorno al Duemila va alla ricerca di contenuti specifici indipendentemente da dove vengano trasmessi e non vuole sentire parlare di palinsesti. I colossi del digitale ne sono consapevoli. E, soprattutto, hanno messo gli occhi sugli investimenti pubblicitari destinati ai prodotti tipici del piccolo schermo. Si pensi che in Italia la tv vale ancora nove volte più di Internet. Negli Usa l’anno in corso dovrebbe essere quello del sorpasso del digitale, proprio a cavallo dei video e degli schermi mobili.

L’ultima in ordine di tempo a essere partita al galoppo è Apple: ha prodotto e iniziato a distribuire a inizio giugno Planet of the Apps , un reality show sulla creazione di iconcine con personaggi del calibro di Jessica Alba e Gwyneth Paltrow. La prima puntata si può vedere su gratis su iTunes o sul sito planetoftheapps.com, il resto è a solo vantaggio degli abbonati ad Apple Music. In agosto la Mela alzerà la posta in gioco con lo show musicale Carpool Karaoke di James Corden, mentre ha scippato a Sony Pictures Television Jamie Erlicht e Zack Van Amburg, creatori di successi come Breaking Bad o The Crown.

Altra osservata speciale è Amazon, che alterna la produzione di serie come American Gods all’acquisto di diritti per la trasmissione in diretta di match sportivi su Prime Video. Così facendo il colosso di Seattle si differenzia da Netflix, la cui più recente sperimentazione consiste nella possibilità di interagire con i video. Il gatto con gli stivali e Buddy Thunderstruck sono i primi episodi di cui i, probabilmente giovanissimi, spettatori potranno scegliere l’evoluzione della trama in determinati punti chiave.

Twitter si è fatta rubare da Jeff Bezos i diritti streaming del football americano, ma ha subito reagito accordandosi con editori come Bloomberg, Buzzfeed e Viacom per trasmettere contenuti originali (e in grado di fare cassa). Facebook, che in questi giorni sta partecipando alla più importante conferenza di video online negli Stati Uniti – il VidCon -, ha mostrato i muscoli lo scorso 22 maggio, quando ha collegato la diretta del concerto One Love Manchester al suo sistema di donazioni e ha rastrellato più di 450 mila dollari per le famiglie delle vittime dell’attentato del 22 maggio. Intanto ha iniziato a muoversi sul campo (dei diritti) del calcio e si prepara a lanciare produzioni originali. E ancora, l’essenza delle arrembanti Snapchat e musical.ly è proprio la nuova modalità di fruizione dei filmati: sono quindi già attive con accordi con Time Warner, la prima, e Viacom e NbcUniversal, la seconda.

Alphabet-Google presidia con convinzione il fronte filmati dal 2006, anno in cui ha acquistato YouTube. Al Festival della creatività, attualmente in corso Cannes, ha annunciato che popolerà entro fine anno la piattaforma di 50 nuovi programmi. Inizieremo a chiederci «cosa c’è stasera online?», insomma.

Fonte: Corriere della Sera