Tra poco, verso la fine di aprile, si gireranno i nuovi episodi che andranno in onda su Raiuno nel 2018. Il piano di produzione è già strutturato fino alla stagione 2021. Nell’attesa, si possono fare i conti di questa stagione, il 2017, che ha confermato l’assoluta eccezionalità del Commissario Montalbano. Gli ultimi due episodi, andati in onda nelle scorse settimane, hanno superato ogni record. «Come voleva la prassi» ha raccolto, il 6 marzo, 11 milioni 268 mila di telespettatori e il 44,1% di share, superando nuovamente il suo record precedente, raggiunto pochi giorni prima, il 27 febbraio, con il 40,80% per «Un covo di vipere». A colpire sono anche i dati delle repliche, mediamente intorno al 30%.

Numeri grazie a cui, negli anni, è stata superata la soglia di un miliardo di spettatori, sommando gli ascolti di tutte le puntate della saga, iniziata con la messa in onda, nel 1999, del primo episodio del commissario di Vigata nato dalla fantasia di Andrea Camilleri, «Il ladro di merendine». Trenta titoli ad oggi per cui la Rai in quasi un ventennio ha speso tra i 70 e 80 milioni di euro con un costo contatto di 0,07 euro contro i 2,16 di costo ascolto medio per la lunga serialità o di 2,91 delle miniserie (dati relativi alla stagione 2015-2016).

Indotto
Ma i dati di audience, per quanto straordinari, non bastano a raccontare un fenomeno unico al mondo – per dimensioni e, ancor di più, longevità – con un indotto che tocca settori assai lontani dall’editoria e dall’intrattenimento. Grazie a cui, per esempio, la provincia di Ragusa, dove la serie è girata, ha almeno triplicato il suo appeal turistico (vedi articolo a fianco) e un operatore attento come Ryanair si è assicurata gli slot dell’aeroporto di Comiso anche grazie all’interesse del pubblico britannico verso non solo il Montalbano di Luca Zingaretti ma anche Il giovane Montalbano di Michele Riondino. Una ricaduta positiva di cui anche la provincia di Siracusa, con location preziose come Noto, sta beneficiando.
Un indotto di difficile misurazione, ma consolidato dai dati di vendite internazionali del prodotto. Qualcosa come 60 territori con Germania, Francia, Spagna e Usa in primo piano ma tallonati in popolarità da Svezia, Australia e Nuova Zelanda e anche dalla Cina. Mentre bussano alla porta, in modo sempre insistente, potenziali partner, anche internazionali, interessati a ipotesi di coproduzione. Finanziaria, s’intente. Perché sul piano creativo la Palomar di Carlo Degli Esposti, non ha intenzione di cedere il controllo assoluto. E neanche sulla gestione del tesoretto Montalbano che sui 37 milioni di euro di fatturato di Palomar pesa per circa il 30% anche se il valore vero è difficile da calcolare.

Pianificazione
Una gestione all’insegna dell’oculatezza e la pianificazione sul lungo periodo. «Solo due episodi girati a stagione, per mantenere il livello di qualità e piani di lungo periodo, investendo molte risorse sulla parte creativa: scrittura, regia, attori che per i ruoli principali, a parte il personaggio di Lidia, ci accompagnano fin dall’inizio», spiega Degli Esposti. Ogni episodio costa circa 3 milioni di euro. Quanto un buon film destinato al cinema. E viene trasmesso in prima serata almeno otto volte. Con cinque break pubblicitari già blindati mesi prima.
Nessun investimento diretto sul territorio, invece. «Il nostro per definizione è un business zingaro». Piuttosto, per ricreare il paese immaginario di Vigata, ci si basa su «accordi e eventuali individuazioni di soluzioni». La casa di Montalbano con la celebre terrazza sul mare? «È di proprietà dell’avvocato Di Quattro con cui non abbiamo mai avuto problemi». Risolto anche quello relativo al commissariato che per qualche tempo fu ricostruito a Cinecittà. «Con il nuovo sindaco di Scicli stiamo rendendo stabile l’utilizzo del commissariato». Palomar, precisa, non ha mai preso fondi dalla Regione Sicilia. «Da tre anni, abbiamo un contributo contenuto dal Comune di Ragusa, a guida 5 Stelle».

Dopo Pasqua la Vigata di Luca Zingaretti & C. inizierà a ripopolarsi. Si girerà fino a giugno. Mentre si aspetta che Camilleri dia vita a un terzo capitolo del Giovane Montalbano. Per la gioia degli inglesi.

Fonte: L’Economia