L’offerta di Comcast ora è ufficiale. Il duello su Sky è aperto. Brian Roberts, amministratore delegato del primo operatore via cavo degli Stati Uniti, conferma l’interesse per il 100% della pay tv. E’ pronto a pagare 12,5o sterline ad azione, per un investimento complessivo potenziale di 22 miliardi di sterline. E’ un rilancio netto rispetto alle 10,75 sterline per titolo, proposte nel dicembre 2016 da 21st Century Fox, il gruppo controllato da Rupert Murdoch. I vertici di Sky hanno accolto con favore la mossa di Comcast e ritirato la «raccomandazione» agli azionisti di aderire all’invito di Murdoch. Tutto ciò nonostante Fox abbia già in portafoglio 113996 del capitale. Segno che sono in corso manovre su scala globale condotte dai big delle telecomunicazioni e dalle grandi case di produzione. Ora contano i piani industriali e gli investimenti per reggere una competizione globale tra poche multinazionali. Il gruppo Murdoch ha fatto sapere che valuterà un ulteriore rialzo dell’offerta. Ma è chiaro che il tycoon dovrà confrontarsi anche con i vertici di Walt Disney, cui ha venduto 1117 dicembre 2017 la divisione cinema, le tv via cavo e tutta la parte del business internazionale di 21st Century Fox. Nel pacchetto è compresa anche la quota del 39% di Sky. E’ possibile che sia proprio Walt Disney a spingere per la contromossa. Vedremo. Intanto i piani del magnate australiano sono imbrigliati anche dalle Autorità britanniche. L’Office of Communications (l’Autorità dell’editoria) e la Competition and markets Authority di Londra hanno opposto una serie di obiezioni: con il controllo pieno di Sky, Murdoch acquisirebbe troppa influenza sui media britannici. La sua holding, News Corp, pubblica diversi quotidiani, compresi «The Times», «Sun», «Sunday Times» e, negli Stati Uniti, «The Wall Street Journal». Le istituzioni di controllo hanno chiesto a Murdoch di «rimediare» ai rischi collegati alla posizione dominante. Ma c’è ormai poco tempo: la scadenza è fissata per il 1 maggio. La famiglia Murdoch aveva deciso di compattare il business, concentrandosi sulle tv a pagamento e puntando soprattutto su «news» e «sport». Ma ora si trova di fronte Comcast, quartier generale a Philadelphia, un grande gruppo delle tic che ha già cominciato a diversificare gli interessi. Nel 2011 aveva comprato la Nbc Universal, un contenitore di network televisivi e produzioni cinematografiche (Universal Pictures). A Comcast fanno capo i canali americani «Nbc», «Cnbc» e «Msnbc», più diversi parchi a tema. L’acquisizione di Sky, sede centrale a Grant Way, Londra, è la logica continuazione di questo percorso: fatturato di circa 14,7 miliardi di euro, 31 mila dipendenti , 22,4 milioni di abbonati distribuiti tra Regno Unito, Germania, Austria, Irlanda e, appunto Italia, la seconda piazza con 4,8 milioni di sottoscrittori e ricavi per 2,7 miliardi di euro. Sarà una battaglia aperta, senza cordate da una parte e dall’altra. Basta dare un’occhiata al tabellino ufficiale degli azionisti di Sky. Dopo 1139% in mano a 21 Century Fox, l’elenco comprende una serie di grandi fondi di investimento con quasi il 26% del capitale. Nella lista spiccano 116,18% degli svizzeri di Ubs (Investment Management), il 4,58% di The Baupost Group di Boston, il 3,16% dei britannici di Hsbc Global Asset Management. Da ultimo si è rafforzato anche l’hedge fund Elliott, azionista tra l’altro di Tim, con una quota intorno al 396.11 flottante in Borsa è pari al 35%. 

Fonte: Corriere della Sera