«L’Italia sta diventando meglio della Francia». Vincent Bolloré parla per la prima volta dopo l’annuncio dell’ingresso in Mediaset e della battaglia su Telecom. È uno degli uomini più potenti di Francia, ma durante l’assemblea degli azionisti di Vivendi, l’imprenditore bretone non fa che tessere lodi di quella che sta quasi diventando la sua seconda patria. «Gli italiani vogliono avanzare, hanno fatto riforme», osserva Bolloré, facendo un endorsement neanche troppo velato al governo Renzi.
«In Italia non ci sono neanche più gli scioperi», aggiunge incautamente. Una lunga dichiarazione d’amore. «Gli italiani sono francesi di buon umore», continua Bolloré riprendendo una celebre citazione di Cocteau. La campagne d’Italie dell’imperatore Bolloré procede spedita.
«Per Telecom abbiamo una visione di lungo periodo», assicura. «Se anche Orange e Xavier Niel si sono interessati – nota – significa che non mi ero tanto sbagliato». Risponde per oltre un’ora a domande e risposte dalla sala, mantenendo sempre garbo e sorriso, non a caso i nemici lo chiamano “Smile Killer”. A ognuno dei piccoli azionisti presenti Bolloré fa consegnare all’uscita due bottiglie di vino, rosé e bianco di Provenza. Bolloré ha preparato un grande show per l’assemblea di Vivendi di cui ha preso il controllo da meno di un anno, provocando un terremoto ancora in corso. Alla fine manda persino in onda un video in cui si scherza sull’epurazione dentro alle sue televisioni. Il nuovo Citizen Kane lancia l’operazione seduzione, non solo a base di dividendi. «Sono più di trentacinque anni che lavoro, potete fidarvi», dice dal palco dell’Olympia, mitica sala parigina di proprietà del gruppo.
L’obiettivo è convincere che con il suo arrivo Vivendi sta diventando una media company e non è più solo la somma di singole società. «Ogni volta che pronuncio la parola holding finanziaria devo dare due euro a De Puyfontaine», dice Bolloré prendendo una monetina dalla tasca e dandola al presidente di Vivendi, seduto accanto a lui. Una tappa cruciale di questa trasformazione è lo sviluppo in Italia, nella sinergia possibile tra Telecom e Mediaset Premium, e un’alleanza transnazionale.
«Non esiste un gigante europeo dei contenuti», nota Bolloré che conferma il «progetto latino» di Vivendi: Francia, Italia e Spagna insieme per creare una piattaforma “over the top” simile a Netflix, che potrebbe partire già con 13 milioni di abbonati, sommando anche i 2 milioni in Africa. La sfida contro il gigante americano non sarà facile. «Sono abituato a sentir dire che sono un pazzo», commenta ricordando quando a trent’anni aveva ripreso per 2 franchi la cartiera di famiglia in liquidazione.
Ora che è uno degli uomini più potenti di Francia, Bolloré maneggia un po’ di autoironia, scherza sulla sua impopolarità dentro a Canal + dove ha cacciato più di venti manager negli ultimi mesi, imponendo tagli e cancellando fasti di un tempo.
«Cannes è magnifica, soprattutto a maggio con il mare blu, gli aperitivi al tramonto. Lo so, e capisco che non mi amano a Canal Plus ora che ho deciso di mandare al Festival solo 50 persone al posto delle 469 dell’anno scorso». La pay tv perde abbonati e rischia di chiudere l’anno con 400 milioni di euro di passivo.
«Non sono la causa, ma la conseguenza di questa realtà. E forse sono la soluzione», osserva Bolloré che guarda sempre più a Sud. Nell’espansione internazionale, spiega, ha già investito 4 miliardi di euro. «E’ un dovere morale», dice con slancio. «Se lo faccio vuol dire che non penso sia una fregatura». E aggiunge modesto, senza troppa convinzione: «Anche se mi capita di sbagliarmi».

Fonte: Repubblica