“Alla luce delle previsioni della proposta di legge di bilancio 2019, che prevede la stabilizzazione sia dell’importo del canone a 90 euro che dell’attribuzione alla Rai solo del 50% dell’extragettito”, per la Rai si profila una situazione che, “oltre a portare strutturalmente in negativo il segno del conto economico, rende critico il reperimento delle risorse necessarie alla copertura dei costi dei progetti previsti dal Contratto di servizio (a partire dai nuovi canali: quello in lingua inglese e quello istituzionale)”. Lo ha detto l’ad Rai, Fabrizio Salini, nell’intervento introduttivo della sua audizione in commissione di Vigilanza.

Salini ha ricordato che “i ricavi da canone che affluiscono a Rai ammontano attualmente a circa 1 miliardo e 775 milioni di euro,  corrispondenti ad una quota dell’85% delle somme pagate dagli utenti: 76 euro sui 90 totali (la quota rimanente del 15% include il prelievo forfettario del 5% introdotto nel 2015, la Tassa di Concessione Governativa, l’IVA)”. Per poi aggiungere che “l’impatto del 50%  dell’extragettito è infatti valutabile per Rai in un calo delle risorse di circa 93 milioni di euro, tenuto conto del previgente  quadro normativo che attribuiva alla Rai l’intero extragettito. Al fine di attuare una seppur parziale ompensazione di tale importo, stiamo operando un aperto confronto con il Governo, soprattutto con il Mise, nostro interlocutore per l’applicazione del Contratto di servizio. Siamo fiduciosi che si possa giungere, con un contestuale impegno da parte di Rai alla ottimizzazione e alla razionalizzazione delle sue risorse, a un punto di equilibrio”.

“Individuare nell’etica e nella responsabilità gli elementi caratterizzanti e imprescindibili di una gestione corretta e consapevole. Questo è un obbligo che abbiamo verso le nostre persone e su cui l’attenzione sarà alta, altissima”. É quanto ha sottolineato l’ad Rai, Fabrizio Salini, nel passaggio dell’intervento introduttivo della sua audizione in commissione di Vigilanza dedicato al Piano di gestione e sviluppo delle risorse umane previsto dal Contratto di Servizio, che avrà, tra gli altri, il compito di “perseguire l’obiettivo di un nuovo modello di relazioni industriali” per il quale è necessario superare un certo “conservatorismo”.

Questo piano, ha detto Salini, “non potrà essere ‘monotematico’, e dovrà accompagnare tutte le azioni che sono necessarie in un percorso di transizione verso un modello di moderno Broadcaster digitale, in  grado di cogliere le sfide della multimedialità e dell’innovazione”.

Salini ha poi elenco i “passaggi chiave” da cui dovrà prendere le mosse il piano: “Coltivare talenti e valorizzare il merito. La stabilizzazione dei precari (anzi, diciamo ex precari) ha finora soffocato la ricerca e l’acquisizione di nuovi talenti. Ma in queste settimane stiamo inserendo in Azienda, con contratto di apprendistato-professionalizzante, oltre 300 giovani, under 30, vincitori di selezioni pubbliche per ingegneri, tecnici, impiegati, assistenti ai programmi a cui hanno aderito 17 mila candidati”. Un altro punto chiave è “curare la formazione assicurando standard  elevati”: “Quest’anno abbiamo coniato uno slogan ‘le persone al centro’ e composto un catalogo con 145 iniziative formative tra quelle in aula e quelle e-learning accessibili su ogni device. Abbiamo l’obiettivo di aumentarle, puntando, anche qui, sui nuovi talenti, sull’ecosistema digitale, su compliance e sicurezza e, non ultima, sulla leadership al femminile”.

Salini ha poi parlato dell’esigenza di “garantire un sistema integrato di informazione e servizi”: “Conoscere l’azienda, comunicare con l’azienda, essere informati sulle iniziative dell’azienda, rompere, in sostanza, il muro della burocrazia e avere un sistema multidirezionale per la comunicazione interna è l’obiettivo del nostro portale intranet, rinnovato profondamente quest’anno e sul quale continueremo ad applicarci”.

Per l’ad altro punto centrale è “conoscere le persone che compongono l’azienda: una sezione del portale intranet è dedicato al curriculum on line aperto a tutte le realtà del Gruppo Rai e serve a conoscere meglio le nostre persone, a definire percorsi formativi di tipo sartoriale, a favorirne lo sviluppo e la mobilità interna. Finora abbiamo raccolto oltre 1.500 CV completi e 3.000 colleghi stanno completando il proprio”.

C’è po l’esigenza di “perseguire l’obiettivo di un nuovo modello di relazioni industriali”: “Siamo senz’altro indietro rispetto alla  costruzione di un modello di relazioni industriali moderno in grado di bilanciare i valori che provengono dalla nostra storia, con l’esigenza di innovazione che il contesto competitivo ci obbliga ad attuale. C’è un ‘conservatorismo’ che dobbiamo superare e che stiamo provando a superare”.

“Dal 2008 al 2017 sono stati stabilizzati oltre 3000 precari, prevalentemente risorse già impegnate con contratti a tempo determinato, ma anche collaboratori impegnati con contratto di lavoro autonomo. Per il 2018 era prevista la stabilizzazione di altre 150 risorse. Ho ritenuto di imprimere una forte accelerazione a questo processo, pertanto le stabilizzazioni che verranno fatte entro l’anno, massimo gennaio 2019, arriveranno ad essere quasi 500 e tutto il restante personale utilizzato con contratti di lavoro a termine – si tratta di circa 250 risorse – verrà stabilizzato al massimo al compimento dei 24 mesi di impiego nel corso del 2019 e 2020”. Lo ha detto l’ad Rai, Fabrizio Salini, nell’intervento introduttivo della sua audizione in commissione di Vigilanza.

“Insomma – ha aggiunto Salini – nella consapevolezza che, il fenomeno del precariato è complesso, che ha radici lontane ed estese e che non si limita ai soli contratti a termine, resta comunque una considerazione di fondo: una situazione palesemente patologica, che vedeva oltre 3 mila precari utilizzati in modo ,continuativo ogni anno, è stata ricondotta entro limiti del tutto fisiologici (ripeto: da 3 mila a 250), mantenendo stabile il costo del lavoro che, da 10  anni è fermo intorno al miliardo di euro (da 1.009,6 del 2008 a 983,3  del 2017), circostanza, questa, che ha un peso non trascurabile considerato che, nello stesso periodo di tempo, i ricavi della Rai sono diminuiti da 3,2 miliardi di euro a 2,6”.

“Resta da affrontare il tema dei lavoratori autonomi (finora ne sono stati stabilizzati circa 200) per i quali c’è un tavolo aperto con le Organizzazioni Sindacali per individuare maggiori forme di tutela e per prevedere ulteriori percorsi di stabilizzazione”, ha concluso Salini.

– “Il futuro non sarà rappresentato dal  ritorno a pratiche opache che, fortunatamente, oramai  rappresentano un passato lontano, direi molto lontano. Quindi l’obiettivo è puntare sulla trasparenza, sulle pari opportunità di accesso e sull’eccellenza dei nostri futuri colleghi”. Lo ha detto l’ad Rai, Fabrizio Salini, nel passaggio dell’intervento introduttivo della sua audizione in commissione di Vigilanza dedicato all’esito del concorso per giornalisti del 2014.

“I 100 vincitori (106 per effetto degli ex aequo) – ha ricordato Salini – sono stati inseriti in azienda tra il 2016 e i primi mesi del 2017. Il meccanismo della selezione non consentiva, al di là dei 100 ‘vincitori’, di distinguere i restanti candidati tra ‘idonei’ e ‘non idonei’; pur tuttavia nel 2017 il direttore generale dell’epoca decise lo scorrimento della graduatoria fino al 196 posto (201 per effetto degli ‘ex aequo’) operazione che si è completata nelle scorse settimane”, ha detto Salini concludendo, appunto, con la promessa di uno ‘stop’ alle “pratiche opache”.

“Il valore delle commesse in cui sono coinvolte società di produzione esterna ammonta complessivamente a circa 131 milioni di euro nel 2017”. Lo sottolinea l’ad Rai Fabrizio  Salini durante la sua prima audizione nella commissione di Vigilanza Rai. “Tale importo – spiega – include sia il valore dei contratti specifici con la società di produzione esterna sia tutti gli altri costi esterni connessi al programma e cioè costi esterni editoriali e costi esterni di produzione. Più nello specifico – precisa – dei 131  milioni di euro complessivi il valore dei contratti verso le società esterne di produzione per l’appalto totale unitamente all’acquisto del format ammonta a circa 75 milioni di euro nel 2017. I restanti 56 milioni di euro si riferiscono a costi per il reperimento delle risorse artistiche e a costi di natura produttiva non compresi  nell’appalto (conduzioni, studi, scenografia)”.

“Tali valori – entra più nel dettaglio l’ad Rai – devono essere posti a confronto con la spesa complessiva per la programmazione pari a circa 540 milioni di euro nel 2017”. Importo che considera “i costi complessivi editoriali, i costi esterni e industriali di produzione.  Da tale confronto emerge come primo dato – rimarca Salini – che il  valore dei costi esterni delle commesse in cui sono coinvolte società esterne (in regime di appalto totale o parziale) rappresenta circa il 24% dei costi complessivi della programmazione: 131 milioni di euro su 540 milioni. In realtà questo dato – specifica l’amministratore delegato – incorpora anche i costi esterni che sarebbero comunque sostenuti dall’Azienda anche in caso di internazionalizzazione completa della commessa”.

“Mi riferisco in particolare – chiarisce Salini – ai costi per il reperimento delle risorse artistiche e quindi ai costi per i conduttori, per gli ospiti, ai costi per la realizzazione della scenografia e ai costi per i servizi produttivi che si acquisiscono sul mercato in base alla saturazione delle risorse interne e che comunque rappresentano fattori produttivi direttamente controllati da Rai e non intermediati da soggetti esterni”.

“Pertanto – prosegue Salini – se si considerasse esclusivamente il valore dei contratti verso le società di produzione esterna, con l’esclusione dei costi connessi a fattori produttivi che in ogni caso si dovrebbero reperire sul mercato, l’incidenza dei costidegli appalti sui costi complessivi della programmazione Rai si ridurrebbe a circa il 14%, valore dato dal rapporto tra 75 milioni e 540 milioni di euro quale spesa complessiva della programmazione. Ricordo in questa occasione – fa notare l’ad Rai – che la Rai investe circa 200 milioni di euro di euro in fiction e cartoni, circa 250 milioni di euro in cinema d’acquisto e produzione, circa 180 milioni di euro nella programmazione sportiva (diritti sportivi e connessi costi editoriali e di produzione)”.

In premessa Salini, nell’affrontare il capitolo ‘appalti esterni’, ha voluto precisare l’approccio tecnico seguito: su questo fronte, ha esplicitato, “i canali considerati sono le Reti generaliste e quelle tematiche che realizzano anche programmi di utilità immediata (ad esempio Rai 5, Rai Yo Yo, Rai Gulp). Non abbiamo considerato – ha, quindi, evidenziato – i prodotti audiovisivi (fiction, cinema e documentari) perché per questi abbiamo specifici obblighi di investimento a beneficio dei produttori indipendenti; allo stesso modo non abbiamo considerato lo sport (in cui è preponderante il costo dei diritti) e l’informazione (che realizziamo tutta all’interno dell’azienda)”.

“Ritengo negativo che in Italia non si producano format originali di intrattenimento o che, quanto meno, si possano contare sulla punta delle dita. Lo fanno tanti paesi fra cui la Scandinavia, perché non debba farlo l’Italia è una domanda da porsi. La Rai deve essere il motore principale per mettere in moto questa industria. Lo faremo, come lo facciamo per il cinema e le fiction. Avremo una struttura e un’area che si occuperà esclusivamente di format di intrattenimento”. Lo ha detto, replicando alle domande dei commissari della Vigilanza Rai, l’ad di Viale Mazzini, Fabrizio Salini.

“Non c’era nessuno schema predefinito per  le nomine, non c’è e non ci sarà”. Lo ha detto l’ad Rai, Fabrizio Salini, rispondendo alle domande dei commissari della Vigilanza su ingerenze esterne sulle nomine a Viale Mazzini.

“Inizieremo a pensare a modelli produttivi diversi, contenuti diversi e formati alternativi che servono per alimentare tutti i nostri canali distributivi. E l’individuazione di nuovi generi comporterà naturalmente anche l’ampliamento delle società di produzione coinvolte. La Rai farà molto per la produzione indipendente italiana”. Lo ha detto l’ad Rai, Fabrizio Salini, rispondendo alle domande dei commissari della Vigilanza sulla concentrazione delle produzioni appaltate all’esterno dalla Rai nelle mani di poche società e su quello che la Rai intenda fare per la produzione audiovisiva indipendente.

“Non ravvedo nessuna attività di dumping per quanto riguarda Rai Pubblicità”. Lo assicura ai commissari della Vigilanza Rai nel corso della replica l’ad Rai Fabrizio Salini.

“Rispetto al tema della pubblicità da quando frequento il settore televisivo e di conseguenza pubblicitario il tema degli sconti 80, 90,95% è una pratica ormai accettata dal mercato pubblicitario – osserva Salini -. Poi per quanto riguarda la Rai nell’ultimo anno i prezzi medi anche per secondo degli spot Rai sono decisamente superiori rispetto a quelli dei principali competitor. Non ravvedo nessuna attività di dumping per quanto riguarda Rai Pubblicità”.

“In ogni caso adesso verifichiamo ma per i dati che abbiamo noi – ha ribadito Salini – il prezzo medio del costo secondo degli spot Rai è decisamente superiore a quello dei principali competitor sul mercato pubblicitario, un confronto spot contro spot”.

“Per quanto riguarda la riduzione delle  testate il piano news è stato avviato circa un mese fa. Lo stiamo valutando. Direi che, però, rispetto ai piani precedenti che risalgono a 4 anni fa, lo scenario nel frattempo è un po’ mutato e quindi per  quanto mi riguarda e per quanto riguarda il piano news, la razionalizzazione delle news, non si potrà che partire dal portale  digitale di informazione. Forse una delle colpe della Rai è aver accumulato sia sul digitale che, soprattutto, sull’informazione digitale un ritardo quasi inaccettabile”. Lo dichiara in fase di  replica l’amministratore delegato della Rai, Fabrizio Salini, davanti ai commissari della Vigilanza Rai. “Abbiamo un sito, Rainews, che ha assolutamente bisogno di essere non solo rilanciato ma anche arricchito – scandisce Salini – e deve scalare le classifiche con molta molta rapidità perché ci troviamo quasi in zona retrocessione”. (AdnKronos)

“Il programma di Fazio ha un costo non comparabile con una fiction e mantiene un ascolto intorno al 14-15%. Di contro si può dire che la fiction, pur con un costo superiore, può avere un’utilità ripetuta. Sono due prodotti non comparabili”. Lo ha detto l’ad Rai, Fabrizio Salini, rispondo ad una domanda sulla trasmissione Che tempo che fa di Fazio Fabio su Rai1. (ANSA).

Fonte: Primaonline