Partita sottotraccia, la discussione più accesa del momento è quella sulla revisione delle quote di produzione e di investimento. Una delle tre deleghe consegnate al governo dalla legge sull’audiovisivo, approvata lo scorso novembre, prevede di riscrivere entro un anno l’articolo 44 del Tusmar (Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici) sugli obblighi di promozione delle opere europee e italiane da parte delle televisioni. Tema vitale per l’industria ed estremamente divisivo nella querelle tra produttori e network, anche se c’è una convinzione trasversale che l’attuale sistema facilmente eludibile ed eluso andrebbe migliorato con il vantaggio di tutti. Come? Il tavolo che si è ufficialmente aperto al Mibact all’incirca un mese fa, presieduto dal direttore generale Cinema Nicola Borrelli, vede per il momento posizioni molto distanti. Per le televisioni hanno partecipato all’incontro Rai, Mediaset, Sky, Discovery, Fox e La7, le delegazioni di Anica e Apt e un dirigente del Mise, per conto del sottosegretario alle Comunicazioni Antonello Giacomelli. Dal primo giro di interventi non è emersa una linea chiarissima dall’area delle televisioni, salvo il desiderio che si rivedano le norme e la loro applicabilità. Le reti ‘piccole’, tipo Discovery o Fox, reclamano l’inapplicabilità degli obblighi non avendo canali dove disporre il prodotto italiano. Le grandi invece vogliono svincolare le quote di investimento dal fatturato dell’azienda e legarle al budget di produzione così come avviene in Europa. È stato anche richiesto di poter adempiere agli obblighi nell’arco di un triennio invece che su base annuale. Se a questo primo giro di danza le emittenti sono andate in ordine sparso, granitica è stata la posizione dei produttori espressa dal presidente dell’Apt Giancarlo Leone, che ha messo subito in chiaro i seguenti punti: le quote sono un valore aggiunto per il sistema e non un peso; di conseguenza, cosa che ha fatto sobbalzare, sono da rivedere per elevarle. La richiesta è che l’investimento resti parametrato al fatturato delle aziende e incrementato. Nel caso della Rai, Leone suggerisce di considerare come base di calcolo non solo le risorse da canone e pubblicità, ma anche le entrate commerciali e da convenzioni, che l’attuale contratto di servizio esclude dal conteggio dei ricavi della concessionaria pubblica. Il presidente dell’Apt le ha cantate chiare anche a Sky, Discovery e Fox. Gruppi internazionali con sede provvisoria in Italia che facendo business nel nostro mercato, anche con margini positivi, devono dare il loro apporto all’industria creativa di casa. Sta quindi a loro rendere gli obblighi un’opportunità e non, viceversa, lamentarsi di non avere canali di riferimento.

Stop al RomaFictionFest

Il festival della fiction quest’anno non si farà. Lo stop è stato deciso dall’Apt e dal suo presidente Giancarlo Leone, considerando che così come era diventato non aveva più senso portarlo avanti e che occorreva fermarsi a riflettere per capire come il festival potesse ritrovare una sua utilità e un nuovo modello. Tra miriadi di festival cinematografici il RomaFictionFest è stato il primo festival della fiction in Italia e in Europa. Nato nel 2007 dalla spinta dei produttori nell’intento di promuovere e trainare l’industria, i suoi beniamini e i suoi creativi (la prima edizione è stata firmata da Felice Laudadio), e giunto alla decima edizione, per diversi anni è rimasto un prototipo. Con l’esplosione del boom della grande serialità internazionale diventata oggetto di culto, hanno iniziato a diffondersi i festival seriali. In Francia, per esempio, si è affermato Séries Mania, che per la prossima edizione lascia Parigi per la città di Lille che lo finanzierà lautamente (5 milioni di euro), mentre il MipTv di Cannes, per rilanciare il mercato, gli affiancherà un grande festival internazionale. Si volta pagina e si aprono diverse prospettive anche di portare il festival fuori dal Lazio, dato che l’Apt ha già in tasca due offerte interessanti. Altra chance è fare un progetto comune con la Festa del cinema di Roma che, avendo grande difficoltà a reperire sul mercato film inediti, vorrebbe sostituirli con le serie, tanto che l’attrazione di quest’anno è David Lynch e il nuovo ‘Twin Peaks’, tutt’altro che inediti. Questa soluzione piace poco all’Apt, perché teme di vedere fagocitata la sua creatura, ma l’ostacolo più grande alla fusione sono le date della Festa del cinema, che cade alla fine di ottobre, un periodo sbagliato per il prodotto fiction italiano e americano.

Effetto Fazio sulla fiction

Tra gli effetti collaterali del trasloco di Fabio Fazio a Rai1, dove dall’autunno condurrà la prima serata della domenica e la seconda serata del lunedì, non c’è solo il buco lasciato su Rai3. Per cominciare, ‘Che tempo che fa’, che era intorno al 12% di share media, verrà sostituito da un ciclo di film (si parla anche di un possibile arrivo di Duilio Giammaria con ‘Pe trolio’, che non ha gradito di essere stato confinato alla seconda serata del sabato sera di Rai1) che, ad andar bene, dimezzerà la share della serata. Ma c’è un altro effetto non di poco conto: il taglio di una serata fiction sull’ammiraglia. Cedendo la domenica a Fazio la fiction manterrà il lunedì, il martedì e il giovedì, tre serate contro le quattro che aveva. Di fronte alla decisione dei vertici aziendali, Rai Fiction non ha fatto una piega ma certo non è stata una gratifica, specie dopo i mirabolanti ascolti ottenuti dalle serie e miniserie Rai in autunno e a primavera, che l’intrattenimento, salvo punte, vede solo in sogno. La penalizzazione di Rai Fiction non è sfuggita e fa discutere i produttori televisivi, che la leggono come un’inversione di marcia rispetto alle politiche industriali seguite dalla Rai negli ultimi anni. “Una scelta che senza dubbio ridimensiona il trend che ha contribuito in maniera determinante a far crescere l’industria audiovisiva, e cioè quello di investire molto sulla fiction”, arringa Rosario Rinaldo di Cross Productions, il produttore di ‘Una grande famiglia’ e di ‘Rocco Schiavone’. “È un vero peccato”, prosegue, “perché la fiction è l’unico comparto che porta a maturazione il sistema produttivo in quanto è un prodotto italiano, è esportabile. Si è acceso un grande interesse sul nostro prodotto da parte degli operatori internazionali, e questo è dovuto principalmente alla forza dell’investimento da parte della Rai”. Al contrario, su Rai1 aumentano le ore degli show che avranno le stesse collocazioni serali della fiction. Ma all’interno del sistema italiano l’intrattenimento non ha lo stesso valore. “L’intrattenimento è il pezzo meno avanzato del sistema”, spiega Rinaldo, “perché non crea patrimonio e proprietà. Il 99% dei formati che vanno in onda sulle reti sono internazionali e le pochissime eccezioni nazionali non superano i confini”. L’incremento delle serate d’intrattenimento su Rai1 viene anche letto come il risultato del lavoro di sfondamento dei produttori dell’intrattenimento e una grande vittoria in particolare di Marco Bassetti, l’ad di Banijay, ex Endemol ed ex Endemol Italia, legato a Fabio Fazio ed eminenza grigia del settore, che porta all’incasso l’arrivo su Rai1 della star di Rai3. Il nuovo ‘Che tempo che fa’ sarà prodotto non più da Endemol Shine, ma da Banijay-Magnolia che lo realizzerà in tandem con la nascente entità, L’Officina di Fazio. Per Banijay, che su Rai1 esisteva solo con la fiction di Aurora, è un grande trampolino di lancio. In tutto questo la Rai resta il punto di riferimento dell’industria audiovisiva e in particolare il volano vero della fiction. Mediaset ne produce sempre meno e Sky pochi pezzi di pregio. Quindi per bilanciare il taglio di una serata su Rai1, evitando che si penalizzi lo sviluppo del settore, Rinaldo propone di “trasferire nel day time l’investimento che non si fa più in prime time. L’industria della fiction cresce se può contare sulla pianificazione e nessun prodotto più della lunga serialità pomeridiana lo consente”. A settembre si ricomincia con la fiction Rai1 riprende a settembre con i seguiti del ‘Paradiso delle signore’, il melò ambientato in un grande magazzino milanese degli anni Cinquanta, prodotto da Aurora Tv di Giannandrea Pecorelli e molto gradito dal pubblico dell’ammiraglia, e di ‘Provaci ancora Prof!’, l’immarcescibile commedia con Veronica Pivetti, targata Endemol. Ma sulla prima rete la vera novità in onda a ottobre sarà ‘Sirene’ (Cross Productions), la commedia fantasy che ha come protagonista una famiglia di sirene con tanto di coda che guizza quando si tuffano in mare, mentre su Rai2 la stagione si accende con ‘Camera Café’ – Luca e Paolo mattatori per la regia di Fabri zio Gasparetto – che dal 4 settembre riempirà la fascia dell’access. Canale 5 non riparte con ‘Immaturi’, la serie di Paolo Genovese tratta dal film omonimo che verosimilmente slitterà all’anno nuovo, ma da Gianni Morandi targato Lux Vide in ‘L’isola di Pietro’: Morandi è un dottore coinvolto in un giallo che riguarda sua figlia. Altro titolo sicuro è ‘Rosy Abate’ con Giulia Michelini, che riporta in vita la mafiosa di Palermo di ‘Squadra antimafia’. Tra le ipotesi di palinsesto non confermate sono previste ‘Squadra mobile 2’, un’altra serie Taodue con Giorgio Tirabassi, e ‘Le tre rose di Eva’ targato Endemol, che in questa nuova edizione torna a essere un puro melò.

La distopia di Hulu sbarca su TIMVision

C’è già una fila di donne pronte a settembre a sottoscrivere l’abbonamento a TIMvision per non perdersi ‘The Handmaid’s Tale’, la serie di Hulu che ci trascina nel mondo allucinato e misogino immaginato dalla canadese Margaret Atwood nel romanzo del 1985 ‘Il racconto dell’ancella’: un’America a rischio d’infertilità e governata da una banda di fanatici teocrati in cui le donne perdono da un giorno all’altro ogni diritto e vengono trasformate in serve sessuali destinate alla procreazione. Il cast importante, con Elisabeth Moss (‘Mad Men’), Ann Dowd (la fanatica religiosa di ‘The Leftovers’), Samira Wiley (‘Orange is the New Black’), rende questa serie un’attesa primizia che illumina il nuovo corso di TIM vision. Tra gli altri nuovi titoli spicca ‘The Good Fight’, l’atteso spin off del legal al femminile ‘The Good Wife’.

Ammaniti diventa showrunner per Sky

Per la nuova serie di Sky in otto episodi ‘Il miracolo’, coprodotta da Wildside con Arte e Kwaï e basata su una sua idea originale, lo scrittore Niccolò Ammaniti firma la sceneggiatura, fa la sua prima regia insieme a Francesco Munzi e Lucio Pellegrini e diventa showrunner per mettere in scena una storia pulp in cui lui è maestro. Nel cast Guido Caprino, Alba Rohrwacher, Elena Lietti, Lorenza Indovina e Tommaso Ragno. Dal 7 luglio set aperto a Roma.

Fonte: Prima Comunicazione