“In generale colgo un po’ dappertutto un risveglio, nel senso che c’è una maggiore propensione all’innovazione e una maggiore disponibilità ad affrontare i rischi del cambiamento, quali che siano le conseguenze”. Milly Bonanno, sociologa dei media e studiosa della serialità televisiva, contempla lo scenario europeo e le trasformazioni dei grandi mercati inglese, francese e spagnolo, in un capitolo del rapporto dell’Osservatorio Fiction Italiana relativo alla stagione 2016-2017, di cui ci ha dato qualche anticipazione. Un primo aspetto è che in Europa si produce di più e ci si accollano più facilmente i rischi, un trend che è in atto già da qualche anno. Dai dati comparativi tra i tre mercati, quelli più avanti sul prodotto scripted, risulta che l’Inghilterra, con 1.400 ore prodotte e un investimento di 655 milioni di sterline (circa 770 milioni di euro), è stabile sui valori degli anni precedenti, mentre fa Milly Buonanno un grande balzo in avanti la Francia che, con 900 ore e 778 milioni di euro di finanziamenti, tocca il livello produttivo più alto degli ultimi 10 anni. A tal punto che quest’anno la televisione francese metterà in cantiere una terza soap. Cambiamenti che hanno visto tornare in auge sulle reti la fiction transalpina e perdere popolarità la fiction americana, prima dominante, mentre trainanti dal punto di vista produttivo sono la tv di Canal e di Arte. Ma è la Spagna a fare il fenomeno, producendo fino a 1.800 ore televisive: un dato dovuto anche al fatto che le reti spagnole sono tante e le reti autonómicas (regionali) realizzano molte serie quotidiane. Al contrario l’Italia televisiva, con 450 ore prodotte, è il fanalino di coda, un gap che non è solo nei volumi produttivi. “Noi siamo partiti tardi sulla serialità, ma stiamo recuperando. C’è maggiore consapevolezza, anche in Rai e Mediaset, che bisogna cambiare strada e rischiare. Abbiamo anche alcuni buoni prodotti che tendono a essere allineati ai trend contemporanei”. Tornando ai tre Paesi di riferimento, altro aspetto interessante è quale sia il valore Auditel della serialità. E qui torna in testa il mercato inglese dove la fiction top — l’ultimo episodio di ‘Broadchurch’ — ha raggiunto 11,6 milioni di spettatori su Itv, a fronte dei 7,7 milioni raccolti dal poliziesco femminile ‘Capitaine Marleau’ di France 3 e degli appena 4 milioni della molto apprezzata ‘La casa de papel’ di Antena 3. Da notare, tutte e tre le serie di maggior successo nei tre Paesi sono crime. “Le nuove fiction spagnole fanno un’audience bassa nelle televisioni di casa, ma viaggiano molto bene in Europa”, considera Buonanno, spiegando che “la fiction spagnola è quella che negli ultimi anni ha fatto il maggiore cambiamento. Prima si producevano solo commedie e soap a basso costo. Oggi si fanno serie di caratura che si cimentano con il thriller e il crime, l’adattamento letterario, il period drama, ma anche il catastrofico e il post apocalittico. Sempre più la Spagna si sta trasformando in un forte Paese esportatore, avendo il vantaggio dello spagnolo parlato da mezzo mondo”. Anche se a grande distanza dal Regno Unito, la Spagna è considerato il secondo grande esportatore europeo. Per dare un’idea di dove va la fiction europea, l’analisi di Buonanno ha cercato di cogliere le tendenze trasversali: quali sono i generi forti più praticati dalle televisioni di questi Paesi? Prevale su tutti il crime di ogni tipo e anche il true crime, cioè le fiction che ricostruiscono casi reali di omicidi. Altra tendenza molto forte è la femminilizzazione, l’ascesa del protagonismo femminile in tutti i generi. Presenti anche temi di grande rilevanza sociale e culturale: la povertà, l’eguaglianza, il terrorismo di vario tipo, gli intrighi della geopolitica, ma anche argomenti sociali molto significativi per l’universo femminile, come, per esempio, lo stupro. Infine, continua Buonanno, un trend che “abbiamo chiamato ‘incursioni nell’insolito’ e che comprende l’horror, il gotico, il distopico, l’ucronico e il catastrofico, generi che hanno avuto sempre grande spazio al cinema, ma non in televisione. Adesso hanno casa non solo nella tv inglese, ma anche in quella spagnola e francese”.

Fonte: Prima Comunicazione