Le piattaforme di streaming quali Netflix o Amazon Prime Video dovranno presto adeguarsi alla nuova normativa (appena ufficialmente approvata da Ecofin dopo essere stata presentata il mese scorso dall’Europarlamento) che impone di portare i contenuti audiovisivi europei nei propri cataloghi al 30% sul totale. Ecco cosa comporta e come potrebbero configurarsi le conseguenze sul piano globale. 

La direttiva – Il senso della direttiva riguarda la promozione della diversità culturale del settore audiovisivo europeo. Assieme a nuove regole su product placement e incitamento all’odio, la norma prevede infatti che il 30% dei contenuti dei cataloghi delle piattaforme di streaming sia europeo. I servizi dovranno anche contribuire allo sviluppo delle produzioni audiovisive del vecchio continente, investendo direttamente nei contenuti o contribuendo ai fondi nazionali. Il livello di contributo in ciascun paese dovrà essere proporzionale alle entrate nel paese in questione (lo Stato membro in cui sono stabilite le piattaforme o in quello a cui i contenuti sono destinati, interamente o principalmente). 

Le «correzioni» dei servizi di streaming – La direttiva non riguarda solo Netflix e Amazon Prime Video ma servizi quali YouTube TV, Google Play Film e iTunes. Innegabile, però, che i soggetti maggiormente esposti siano – almeno fino all’entrata in scena di Apple e Disney, possibile già per il 2019 – i primi due. Secondo Ampere Analysis, infatti, Netflix per adeguarsi alla normativa dovrebbe aggiungere quattromila ore di contenuti prodotti in Europa oppure ottocento titoli al suo enorme catalogo: la situazione della compagnia di Los Gatos, le cui politiche aggressive di espansione globale sono note, appare del resto sia la più semplice che la più complessa. Semplice perché il processo è partito da tempo: con il suo vastissimo arsenale di produzioni «locali» la piattaforma già produce almeno un contenuto all’anno legato a molti paesi nei quali è divenuta disponibile; complessa perché questa direttiva potrebbe e dovrebbe alzarne il numero in maniera, al momento, difficilmente quantificabile – pena l’elisione di contenuti non europei – per rientrare nei dettami legislativi. Quanto a Prime Video, per Ampere si parla di duemila ore di contenuti in più ma il quadro è assai differente. Risale solo a un mese fa la notizia che la piattaforma per i clienti premium di Amazon sia al lavoro sul suo primo originale italiano scritto da team di Gomorra composto da Leonardo Fasoli e Maddalena Ravagli, e siano in arrivo vari nuovi contenuti inglesi quali il Good Omens di Neil Gaiman o il Carnival Row con Cara Delevingne e Orlando Bloom. 

Le conseguenze per il mercato europeo – L’entrata in vigore della normativa segna una piccola rivoluzione per il mercato che insegue quello statunitense dal punto di vista della quantità di produzioni legate – per esempio – alle serie tv, ed è lecito aspettarsi che ne osserveremo presto le conseguenze tangibili. Una volta che la proposta di legge sarà, infatti, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea entrerà in vigore dopo venti giorni e gli Stati membri avranno ventuno mesi per incorporarla tra le leggi nazionali. Cosa vorrà dire, nel concreto? Probabilmente più lavoro per le case di produzione, maggiore apertura delle frontiere a contenuti con reach globale e, si spera – questo, infine, è l’aspetto più allettante – una vera e propria primavera per la creatività europea legata al sempre più vasto, sfaccettato, plurale e interessante mondo audiovisivo. 

Fonte: Corriere della Sera