Un blitz dei Ris nel covo di un boss della ‘ndrangheta, la luce bianca delle torce che squarcia il buio, il rumore dei piedi invischiati in qualcosa, appiccicoso, rosso. Un mare di sangue. Più in là, nell’oscurità rischiarata, emerge un uomo rannicchiato, tremante, macchiato dello stesso vivido liquido organico. In sottofondo un continuo e quantomai sinistro gocciolio. Da dove viene? E che cos’è che lo produce? Lo sguardo di chi lo scopre racconta, in un’inquadratura stretta e profonda, tutto lo sgomento dell’uomo di fronte a qualcosa di inspiegabile. Non si vede subito la Madonnina che piange sangue nelle prime immagini de “Il Miracolo”, e in quest’ansia sospesa c’è tutta la tensione dello scrittore Niccolò Ammaniti alla sua prima prova da showrunner, sceneggiatore e regista per la serie originale Sky, ancora in fase di postproduzione e in programma a maggio su Sky Atlantic Hd. Prodotta da Mario Gianani e Lorenzo Mieli per Wildside, in co-produzione con Arte France e Kwaï, la serie in otto puntate racconta di come la potenza dell’enigma religioso in una sola settimana farà deragliare le vite di tutti quelli che entreranno in contatto con esso. “Purtroppo non sono credente – spiega lo scrittore romano, 52 anni, cinque film tratti dai suoi libri compreso ‘Come Dio comanda’ premio Strega del 2007 – ma sono affascinato dai miracoli incredibili, non da Lourdes, ma da quelli quasi stregoneschi che non si riescono a spiegare. E soprattutto da come questi travolgono la vita della gente. Ho voluto raccontare come agisce sulle persone la Madonnina che piange”.

Dello scrittore emerge il gusto pulp per i thriller, ma anche per i sottotesti. Spiega: “Un conto è scrivere di sangue, un altro è materializzarlo da regista. Il sangue nel cinema è forte, non è horror, non è macabro”. La lacrimazione non spiegabile razionalmente, va contro le leggi della fisica come spiegherà un chimico a un affascinante Guido Caprino, che interpreta la parte del premier Pietromarchi. A lui, in un’Italia sull’orlo dell’uscita dall’Europa, il generale dei Ris, un lucido Sergio Albelli, deciderà di far vedere la Madonnina. “Cambia le regole, come in un fantasy – continua Ammaniti – Cosa sarebbe successo se fosse stata svelato in tv o a San Pietro? Significava cambiare il mondo dando preminenza alla religione cristiana”. Il sangue, più di 9 litri l’ora, sembra generarsi da solo in questa statuina di due chili e 300 grammi di plastica. “Avevo da tempo l’idea di fare qualcosa sulla Madonna che piange, pensavo magari di farla ritrovare per caso in un’auto in un autogrill – sottolinea Ammaniti, che ha curato la sceneggiatura insieme a Francesca Manieri, Francesca Marciano e Stefano Bises mentre la regia è condivisa con Francesco Munzi e Lucio Pellegrini – l’idea è nata quando mia nonna mi portò a Civitavecchia, volevamo vedere la famosa statuetta che aveva lacrimato sangue, avrò avuto 15 anni e mi aspettavo di vederla sul molo che versava fiumi rossi in mare. E invece non la vedemmo, poi seppi che erano macchioline e pure di pollo”. Una mare di sangue no, ma è in una piscina, per ora vuota, che viene posta la Madonnina della serie tv, i blocchi di partenza sembrano altari. Sul caso lavora la scienziata Alba Rohrwacher, una vita solitaria con mamma immobilizzata a letto ma capace di prendere al volo una mosca, a cui spetta il compito di esaminare il Dna. Sarà lei la protagonista del primo colpo di scena di una trama che procede tesa, estremamente caratterizzata nei personaggi. L’incredibile Tommaso Ragno, capace di dare vita a una figura sordida, inaspettatamente religiosa. Bene e male si mischiano, perché come chiosa Mario Gianani, «Niccolò ha un’incredibile capacità di creare traiettorie emotive da un tessuto umano vivo». Attorno una Roma livida tra opulenza e degrado, inquadrature stile 1992, musica da Jimmy Fontana alle arie di Tosca. Nel cast, davvero straordinario, ci sono Elena Lietti, la segretaria del premier e Lorenza Indovina, vaga assonanza con Agnese Renzi, la moglie del premier, che guarda attonita i figli impegnati in una mantra religioso con la babysitter polacca. «Volevo raffigurare l’angoscia di lasciare i figli agli estranei» spiega lo scrittore accanto a Nils Hartmann, direttore delle produzioni originali di Sky. Che sottolinea: «Un’idea forte, una visione unica per noi di Sky».

Fonte: Il Messaggero