Cinema e televisione hanno iniziato a battagliare immediatamente dopo la nascita di quest’ultima. Lascia o raddoppia andava in onda il sabato e le sale cinematografiche si svuotarono e la Rai spostò il quiz al giovedì. E il giovedì in molte sale si provvide ad installare dei televisori per offrire un second screen ai propri frequentatori. Il 1955 fu l’anno con il maggior numero di biglietti venduti nella storia d’Italia, 819 milioni. Con l’arrivo delle televisioni private, che trasmisero subito miglia di ore di film, si ebbe un vero e proprio tracollo e i biglietti venduti scesero sotto i cento milioni, l’altalena continua, lo scorso anno si è registrata una crescita e si risale a 105milioni. Meno biglietti non significa affatto una minore visione di opere cinematografiche, la televisione ha trasferito il consumo di Cinema dalla sala alle abitazioni e ne ha incrementato notevolmente la visione, il corrispettivo degli 819 milioni di biglietti è oggi qualche miliardo di contatti lordi. Nel 2016 sono andati in onda sulle reti generaliste poco meno di quattromila film Theatrical, ovvero che siano già stati proiettati nelle sale cinematografiche, di cui 1.410 di produzione o coproduzione italiana. Su Rai Uno i film italiani hanno prodotto ascolti superiori a quelli Usa e di qualsiasi altro Paese, sia nell’arco della giornata sia in prima serata. Nel primo semestre di quest’anno sono stati trasmessi 1.713 film contro i 1.878 del primo semestre 2016. Diminuiscono i film ma aumentano in quantità, qualità e successo le fiction, anche al di là delle reti generaliste. Voler oggi distinguere tra film e fiction appare pretestuoso, la stessa Academy degli Oscar sta immaginando di non rendere più necessario il passaggio nelle sale per considerare un’opera “cinematografica”, degna quindi di partecipare agli Oscar. Lo pensa in funzione dei nuovi entranti, di Amazon, Netflix e degli altri OTT, ormai diventati non solo distributori ma produttori. Le opere fiction di Amazon e Netflix, come quelle delle televisioni a pagamento che producono, godono di un notevole successo e che siano Cinema o no poco importa, sono opere audiovisive di finzione. Per operare con successo in questo mercato globale occorre allora fare sistema e intervenire a modificare l’antica idea che gli interessi di cinema e televisione siano contrapposti, sono industria audiovisiva. È il senso del Decreto Franceschini approvato dal Governo Gentiloni, superare la separazione ormai fittizia tra cinema e fiction, tra broadcaster e operatori in streaming e on demand. Il sistema è unico e come tale va affrontato per far crescere creatività, professionalità e cultura nazionale. I tempi di adeguamento per l’applicazione delle norme si troveranno.

Fonte: Il Sole 24 Ore