Coi capelli biondi ossigenati Numero 8 (Alessandro Borghi) non passa inosservato: cammina minaccioso su e giù sul lungomare, mentre discute con la sorella Livia (Barbara Chichiarelli) a due passi dal ristorante di famiglia. Ostia è il suo mondo, e gli è sempre andato stretto, anche se sogna di farla diventare Las Vegas. Roma e i palazzi del potere sono a due passi, è tutto a portata di mano per chi vuole prenderselo. Suburra – La serie è uno dei titoli di Netflix più attesi dell’anno. Diretta da Michele Placido, Giuseppe Capotondi e Andrea Molaioli, è l’adattamento televisivo del romanzo di Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini, già portato al cinema nel 2015 da Stefano Sollima. Prodotta da Cattleya con RaiFiction, la serie è il prequel del film, la trama si sviluppa in dieci episodi (in autunno su Netflix quindi su Rai1) che coprono un arco di venti giorni. Tutto comincia con le dimissioni del sindaco di Roma, mentre il nuovo piano regolatore approvato fa gola ai politici e al Vaticano, ai costruttori e ai mafiosi. Tutto s’impasta in questa storia in cui la “Roma bene” rappresentata da Claudia Gerini (la potente Sara Monaschi) fa affari con chiunque, e il politico Cinaglia (Filippo Nigro) perde l’innocenza. I tre “ribelli” Alberto Anacleti detto Spadino (Giacomo Ferrara), Lele Marchilli (Eduardo Valdarnini) e Numero 8 (Alessandro Borghi) s’infiltrano in mondi apparentemente lontani. «Lele è un ragazzo perbene, è figlio di un poliziotto integerrimo e vuole fare il salto sociale, cerca la sua identità» spiega Valdarinini «Spaccia alle festicciole e si ritrova invischiato in un affare più grande di lui. È un narcisista malato, vuole superare i limiti».

«Anche Spadino, che appartiene al clan gitano dei sinti» aggiunge Ferrara «cerca di affrancarsi dal suo mondo, che ha regole antiche, e di trovare la sua identità. Si sente inadeguato».

Numero 8 è figlio di un componente della banda della Magliana. «Gestisce il mercato della droga a Ostia e a Roma, ma nella serie andiamo alle radici» racconta Borghi, prossimo padrino alla Mostra di Venezia, bello e inquietante con la chioma bionda (sarà lui a interpretare Stefano Cucchi nel film di Alessio Cremonini “Sulla mia pelle”). «A Numero 8 la famiglia va stretta, e forma un clan con i due ribelli. Con la serie hai a disposizione tanto tempo per costruire il personaggio, Suburra sarà distribuita in tutto il mondo e non volevo essere provinciale. Io stesso come spettatore non sono attratto dai prequel» confessa l’attore «suscitare interesse è più difficile, ma nel racconto lungo ci sono più sfumature. Non volevo commettere l’errore che si fa spesso in Italia. Numero 8 non è spietato per tutto il giorno, la cattiveria non può essere uno stato permanente… Anche un cattivo piange e sorride». L’anima nera di Roma è una ragnatela che si espande da Ostia a corso Francia, dal quartiere Trieste a piazza Vescovio, da Tor Bella Monaca alla Biblioteca Angelica a due passi da piazza Navona, dal gasometro a San Pietro, ai palazzi aristocratici dove si muove Claudia Gerini, consulente del Vaticano. La produzione ha potuto girare in Campidoglio e anche a palazzo Spada. «Sara è una donna ambiziosa, il marito ha una società edilizia e lei sfrutta le sue conoscenze. È laureata in economia alla Luiss, ha accesso alla commissione vaticana, un ruolo di potere che le permette di conoscere tanti segreti» racconta l’attrice «l’unica cosa che le interessa è incrementare la propria ricchezza, ha il pelo sullo stomaco ma naturalmente va a messa tutte le mattine. Naviga nei salotti romani, fa parte di quel mondo che ha un solo motto: “Chi sa non dice, e chi dice non sa”». Il politico Cinaglia (Nigro) presidente della commissione edilizia «parte come integerrimo perché ha un potere che non si rende conto di avere e non capisce che ci sono tanti corrotti intorno a lui» dice l’attore. «È affascinato da Samurai, esplora i due mondi, il bene e il malaffare. È complessato perché la ex moglie (Lucia Mascino) è una politica che ha più potere di lui». Tutti pesci piccoli rispetto a Samurai, che rievoca la figura di Carminati; nel film Suburra era interpretato da Claudio Amendola. Nella serie ha lo sguardo sornione e spietato di Francesco Acquaroli. «Samurai è il punto di riferimento degli interessi loschi e illeciti, fanno tutti capo a lui. Mi piace la sua sobrietà» spiega l’attore «ha qualcosa dello stoico, un rigore, un’autodisciplina e una sobrietà che contrastano con l’idea dell’immagine del re. Si muove con agio negli uffici dei cardinali, è il trait d’union tra gli zingari e il resto del mondo. Dice: “Tutta Roma è zona mia” ed è così. Mio padre era avvocato penalista, capitavano figure del genere e ci ho pensato tanto. Da giovane ho conosciuto alcuni ragazzi dei Nar, giocavo a Roccaraso a baseball, ero di sinistra ma ero diventato loro amico prima di sapere che fossero fascistissimi». Scritta da Daniele Cesarano, Barbara Petronio, Ezio Abbate, Fabrizio Bettelli, Nicola Guaglianone, questa Suburra formato piccolo schermo (come già successo per Gomorra e Romanzo Criminale), innova il linguaggio televisivo, punta sui giovani talenti e fotografa Roma. «Una città amministrata male» dice Gerini «sfruttata, depressa ma nonostante tutto, vista con gli occhi di un turista, bellissima». Il regista Giuseppe Capotondi non ha dubbi: «I mondi più folkloristici sono i più facili da raccontare. Qui c’erano trappole tra dire e non dire, raccontare un politico integro pronto a farsi corrompere: qualcosa che non si è mai visto».

Fonte: La Repubblica