Davanti alla commissione di vigilanza, il presidente Anna Maria Tarantola e il dg Luigi Gubitosi hanno puntato a marcare le differenze con il passato. Nel suo primo anno il vertice Rai ha avviato un’operazione di riduzione dei costi che ha portato un risultato operativo positivo nel primo trimestre 2013. «La Rai è stata a lungo azienda autoreferenziale – ha detto Gubitosi per spiegare il pensionamento di 600 “colleghi” – abbiamo la necessità di assumere giovani». L’età media in azienda, sottolinea Tarantola, «è di 50 anni».
L’ascolto tiene sul 40% («la Bbc è al 33%») con sei punti di vantaggio sul “competitor”. Il miglioramento del primo trimestre non nasconde una perdita di 244 milioni nel 2012, di cui 51 per gli esodi. Il vertice non vuole solo “tagliare”, come ha fatto, le spese per «artisti, autori e collaboratori” ma anche investire: per la digitalizzazione dell’informazione 160 milioni in due anni. La Rai vanta un credito di 2 miliardi con lo Stato, «la differenza dal 2005 tra il costo del servizio pubblico, come definito dall’Agcom e quanto incassato dal canone. È la pubblicità che finanzia il servizio pubblico». Il vertice, infine, chiede di contrastare un’evasione del canone pari al 26% delle famiglie per un mancato introito di 500-600 milioni «che potremmo investire nel prodotto e nelle tecnologie».

 

Fonte: Il Sole 24 Ore