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11 gennaio 2017

«Pizzofalcone» si salva (quasi) dai cliché

Quasi sette milioni di spettatori e il 25,5 per cento di share. Con risultati così vertiginosi c’è poco da ridire sulla fiction I bastardi di Pizzofalcone , la cui prima puntata è andata in onda lunedì sera su Raiuno. Un dato importante per il primo canale prima di tutto perché così comincia bene l’anno nuovo e manda in archivio un 2016 non vincente dal punto di vista dell’Auditel, ma anche perché dimostra che si possono fare grandi ascolti anche con serie più realistiche e crude che non seguono i vecchi schemi della fiction melensa che per anni è stata definita appunto «da Raiuno». Insomma niente poliziotti eroi, preti investigatori, medici irreprensibili, giudici senza macchia e senza paura. Ma un ispettore, interpretato da Alessandro Gassmann, che ha un passato oscuro e che è stato accusato (ma certamente si verrà a sapere che non è colpevole) di essere colluso con la mafia, un tipo sempre un po’ ombroso, irrequieto, irriverente, una testa calda. Certo, siamo lontani dalla forza del Commissario Montalbano e da Rocco Schiavone , meritato successo di Raidue, e ancora più lontani da serie Sky come Gomorra e 1992 , ancora improponibili per un pubblico come quello della Rai. Perché, comunque, Pizzofalcone non supera tutti i cliché che ammorbano le fiction, dal poliziotto «scemo» che fa concorrenza, alla bella «magistrata» (Carolina Crescentini) con inevitabile storia d’amore, ai colleghi poliziotti che prima dell’arrivo dell’eroe ombroso parevano non aver mai messo le manette a nessuno. Però almeno la recitazione è buona, la sceneggiatura senza salti assurdi e le riprese di Napoli suggestive.

Fonte: il Giornale