Disney, o meglio la Walt Disney Co, ha conquistato per 52,4 miliardi di dollari (66 miliardi totali incluso il debito) gran parte degli asset della 21st Century Fox, l’impero costruito dall’ottuagenario Rupert Murdoch che ora passa la mano alla grande rivale d’un tempo. Una fusione che, per dimensioni e influenza dei marchi coinvolti, scuote alla radici gli equilibri di potere nel settore dei media tradizionali e digitali, dentro e fuori gli Stati Uniti. E intensifica la battaglia per la conquista di audience globali e di nuove strade di crescita tra colossi sempre piu’ in in grado di dominare contenuti o piattaforme di distribuzione – e spesso entrambi. L’operazione è interamente in azioni in ragione di 0,2745 titoli Disney per ciascuna azione Fox. A Disney, che ha battuto Comcast nel corteggiare Murdoch, andranno gli Studios cine-televisivi della Twentieth Century Fox e attività internazionali quali la quota del 39% nella tv satellitare britannica e europea Sky e la Star India. Con il content e il rafforzamento del raggio d’azione fuori dai confini americani, Disney ha in programma una nuova fase di drastica espansione ai quattro angoli del pianeta, forte di inediti servizi di streaming – ieri definiti la «maggior priorità» – e contando su un potenziamento delle operazioni nel piccolo schermo. Di recente Disney aveva comprato per 2,6 miliardi la società di tecnologia streaming BamTech e dovrebbe varare tra il 2018 e il 2019 sia un canale streaming familiare che uno sportivo. Sta inoltre cercando di contrastare con nuovi «pacchetti» multimediali il declino degli abbonamenti alle sue pay-tv, a cominciare dalla sportiva ESPN, che se rappresentavano due terzi degli utili operativi cinque anni or sono adesso contano solo per il 47 per cento. L’acquisizione è scattata – e forse ha accelerato il passo mentre vecchi e nuovi media sono in subbuglio, tra fusioni (in gioco c’è anche AT&T e Time Warner) e spinte alla deregulation oltre che alla costante innovazione capitanata da Google, Facebook, Netflix e Amazon. Ieri la Federal Communications Commission, che aveva già allentato limiti sulla proprie- tà dei media, ha votato a stretta maggioranza, tre a due, per cancellare la «net neutrality», adottata dall’ex amministrazione Obama per garantire democraticità su Internet e accusata dalla Casa Bianca di Donald Trump di eccesso di regolamentazione. I colossi integrati delle tlc, con in portafoglio sistemi di cavi e wireless, dovrebbero avvantaggiarsi grazie alla flessibilità nel favorire siti e offrire servizi a diverse velocità, qualità e costi a fornitori e produttori di content. Sollevando così lo spettro di discriminazioni e danni alla concorrenza, soprattutto per società di minori dimensioni. Sono già scattati i primi ricorsi in tribunale contro la mossa della Fcc, a partire da quello dello Stato di New York, e anche Netflix ha annunciato battaglia. Il nuovo impero di Disney, al riparo da simili preoccupazioni, sarà guidato dal veterano amministratore delegato e presidente Robert Iger, che ha esteso il suo contratto dal 2019 al 2021 per gestire il merger. Murdoch stesso ha complimentato esplicitamente Igere il top executive ha risposto dicendosi onorato della fiducia ricevuta con il passaggio delle consegne sugli prestigiosi asset Fox. Il 66enne Iger, da quando diventò chief executive nel 2005, ha già messo a segno colpi di successo quali l’ac- quisto di Pixar, Marvel e Lucasfilm di Star Wars. Con Fox riporterà del tutto a casa gli XMen, supereroi Marvel ma i cui diritti cinematografici appartenevano a Murdoch, e incasserà quelli di film record quali Avatar e di numerosi tra i più popolari show televisivi. Disney, accanto alle molteplici attività menzionate, riceverà anche la partecipazione di Fox in Hulu e 22 canali sportivi regionali, i Fox Regional Sports Networks. A Murdoch rimar- ranno invece attività nell’informazione e nella Tv: la Fox News, Fox Business, la rete Fox Broadcasting e le sue stazioni, Fox Sports 1 e 2 e il Big Ten Network. Verranno scorporate in una separata società quotata, con un giro d’affari stimato in circa 10 miliardi. La famiglia Murdoch controlla inoltre la News Corp, con attività giornalistiche e editoriali quali il Wall Street Journal. «Questa acquisizione riflette un quadro dei mass media in cambiamento – ha dichiarato Iger nello spiegare la sua scommessa – Che è definito in modo crescente da tecnologie trasformative e da gusti dei consumatori in evoluzione». Iger ha avvertito che la nuova, storica combinazione Disney-Fox non è ancora un dato di fatto: dovrà passare al vaglio di severi controlli dell’antitrust, che sta già cercando di bloccare AT&T-Time Warner. Le dimensioni del nuovo colosso, anche al netto di alcune eventuali dimissioni e previsti tagli, dovrebbero tuttavia essere tali da tenere a battesimo una nuova stagione di fusioni nel settore. Tra le possibili future prede circolano nomi a loro volta di prestigio ma oggi in affanno del calibro di Cbs e Viacom, Sony Pictures e Lions Gate.

Fonte: Il Sole 24 Ore