La lettera dei gruppi televisivi al ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, per protestare contro il decreto legislativo di modifica delle quote di investimento obbligatorio dei broadcaster in opere europee di produttori indipendenti (si veda qui), un effetto immediato lo ha sortito. Ieri nel pomeriggio, infatti, c’è stata una riunione tecnica fra gli uffici dei gruppi televisivi e i tecnici di Mibact, Mise e presidenza del Consiglio. 

Sono stati esaminati vari aspetti del decreto legislativo che, in applicazione della legge Franceschini su cinema e audiovisivo, è chiamato a modificare l’articolo 44 del Tusmar. Insieme c’è anche la modifica dell’articolo 2, con la definizione di produttore indipendente secondo la quale, per esser qualificati così, le società di produzione non devono essere collegate o controllate da media nazionali. Tutto sommato questa parte non è in discussione. Diverso il discorso sull’articolo 44.

Il provvedimento è all’ordine del giorno del preconsiglio dei ministri di oggi. Si vedrà se proseguirà nel Cdm di domani. Di certo la protesta dei broadcaster è stata rumorosa, puntando l’indice contro l’innalzamento delle quote di produzione, per le tv commerciali come la Rai ritenute causa di un aggravio di almeno 500 milioni, ma anche contro l’abbandono “di un percorso di lavoro strutturato e condiviso”. Appunto, quest’ultimo, che ha generato non poco fastidio in ambito ministeriale.

Pieno sostegno all’operato del Mibact arriva invece dai produttori. “Siamo favorevoli allo spirito dell’iniziativa del ministro Franceschini che riporta al centro del dibattito il tema della qualità dei contenuti italiani ed europei e dei contenuti indipendenti che, non bisogna dimenticare, fornisco il prodotto premium”, commenta al Sole 24 Ore Giancarlo Leone, Presidente Apt. Anche gli operatori avrebbero avanzato proposte migliorative dal loro punto di vista. Innanzitutto sul fronte sanzioni, che il decreto alza fino a 2,5 milioni. Per i produttori sarebbe invece opportuno che i broadcaster ottemperassero l’anno successivo agli obblighi non rispettati con l’aggiunta di una sanzione.

Le quote obbligatorie, ma questa è una richiesta delle tv, devono prendere in considerazione il genere intrattenimento nelle sue declinazioni, che dalle bozze appare totalmente residuale.

Fonte: il Sole 24 Ore