«La complessità narrativa è ormai talmente diffusa e popolare che potremmo considerare quel periodo che va dagli anni Novanta fino a oggi come l’era della televisione complessa. La complessità non ha sostituito le forme convenzionali della maggior parte dei : a tutt’oggi vanno in onda molte più sitcom e serie convenzionali che narrazioni complesse, per non parlare dei tanti generi di non-fiction e semi-fiction di successo come i reality, i telegiornali satirici e i programmi di life-style, che a tutt’oggi sono anzi tra i più diffusi».

Alla serialità americana mancava una definizione che in qualche modo la legittimasse all’interno della comunità scientifica (sempre così autoreferenziale), dei media studies e dei cultural studies . Complex Tv. Teoria e tecnica dello storytelling delle serie tv di Jason Mason è stato pubblicato da Minimun Fax, a cura di Fabio Guarnacia e Luca Barra: dalla rivoluzione apportata dai Soprano al successo irripetibile di Lost , dalla struttura comica complessa di Arrested Development e How I Met Your Mother fino alla radicale trasformazione di Walter White in Breaking Bad , lo storytelling televisivo è profondamente cambiato, grazie a novità tecnologiche, produttive e di ricezione.

Spesso per nobilitare questa tv, si fa un abuso di paragoni letterari o cinematografici. La parte più interessante del lavoro di Mason è proprio questa: analizzare il mezzo televisivo in sé, piuttosto che cercare di legittimarlo attraverso similitudini cross-mediali. «È cambiato il modo in cui – scrive Mason – gli spettatori guardano la serie, così come sono cambiate la produzione e la distribuzione, e tutto ciò ha portato a una nuova forma di storytelling che io ho definito complex tv , tv complessa». 

Fonte: Corriere della Sera