Solo qualche mese fa, si gridava allo scandalo. Al Festival di Cannes, per la prima volta arrivavano due film prodotti da Netflix: Okja di Bong Joon Ho e The Meyerowitz Stories di Noah Baumbach. Il presidente della giuria, Pedro Almodóvar, dichiarava che la Palma d’Oro non dovrebbe essere mai consegnata a un film non visto sul grande schermo, ma solo via streaming. Dopo le polemiche, l’organizzazione del Festival ha annunciato che dall’anno prossimo i film della selezione ufficiale dovranno uscire in sala almeno in Francia. «Non si può fermare il tempo – sostiene Tilda Swinton, protagonista di Okja – e poi il cinema è una magnifica signora di oltre cent’anni ancora molto viva e vivace: non l’ha uccisa la tv, non l’hanno uccisa i dvd. Sopravviverà anche allo streaming ». Il premio Oscar Tilda Swinton è stata solo una delle star che negli ultimi mesi hanno impreziosito le produzioni di Netflix. In settembre, Jane Fonda e Robert Redford sono volati alla Mostra del cinema di Venezia per ritirare il Leone d’oro alla carriera, ma anche per presentare Le nostre anime di notte, sempre prodotto a Los Gatos e già al Lido tutto era sembrato più normale. Netflix ha prodotto The War Machine con Brad Pitt e To the bone con Lily Collins. Con il documentario The White Helmets ha vinto un premio Oscar. In un mondo in cui le serie e i film competono ormai tra loro per qualità e per affetto del pubblico, è ormai normale che gli attori non facciano più differenza tra lungometraggi e serialità. Né tra diffusione tradizionale e quella via rete. A fare la differenza, piuttosto, è il prestigio del prodotto e la consistenza del cachet. Il recordman della stagione avrebbe dovuto essere, secondo i dati elaborati da Variety, Robert De Niro: 775mila dollari a episodio per una serie prodotta da Amazon. Ma il progetto, portato avanti con la Weinstein Company, ha avuto un brusco stop dopo lo scandalo molestie a Hollywood; scandalo che ha spinto Netflix a fermare House of Cards, la serie per cui Kevin Spacey guadagnava 500mila dollari a episodio (e a cancellare lo speciale del comico Louis C.K.). Il primato di compensi (che nella tv generalista resta ai protagonisti di The Big Bang Theory, un milione a puntata), va allora alle due protagoniste del ritorno di Una mamma per amica, Lauren Graham e Alexis Bledel, quattro attesissime puntate da 750mila dollari l’una, e a testa. Non sta a guardare nemmeno Hulu (servizio on demand non presente in Italia), che – rivela Variety – ha assoldato per 200mila dollari a episodio Elisabeth Moss per The Handmaid’s Tale, serie da 8 premi Emmy, diffusa in Italia da TimVision.E per ribadire che ormai il mondo delle serie e quello del cinema sono inscindibili, la Mossè la protagonista di The Square, Palma d’oro a Cannes. Le star di domani? La regina Elisabetta di The Crown, Claire Foy, è sempre più richiesta al cinema. Stanno ottenendo i primi ruoli importanti i due protagonisti di Tredici, Dylan Minnette e Katherine Langford. Ha già ottenuto un ruolo in It, ultimo adattamento del romanzo di Stephen King, il quattordicenne Finn Wolfhard, nel cast della serie Stranger Things. Un cast giovanissimo ma già molto quotato: Hollywood Reporter ha svelato che i cinque protagonisti guadagnano 30mila dollari a puntata. Almeno per le prime due stagioni: presto verranno girate le prossime due e il contratto verrà rinegoziato. Al rialzo, sicuramente, con l’aumentare delle offerte lavorative per i giovani, tutti sotto i 16 anni. Tredici e Stranger Things sono le serie più amate dai giovanissimi, che ormai con smartphone e tablet non sentono più la necessità del palinsesto televisivo, con i suoi ritmi e i suoi obblighi. Ma cosa accadrà al cinema, in questo mondo sempre più on demand? «Io ho tre figlie a casa mia non è cambiato nulla – rispondeva Will Smith a Pedro Almodóvar a Cannes – lo streaming non ha fatto altro che ingrandire l’offerta, permettendo loro di vedere film che altrimenti non avrebbero mai visto». Certo, Will Smith è un po’ di parte, perché debutterà sulla piattaforma di Netflix il prossimo 22 dicembre con Bright. Sfiderà a distanza il Wonder Wheel di Woody Allen, in esclusiva su Amazon, in Italia da Capodanno: una produzione titanica, nonostante il flop della serie Crisis in Six Scenes. La prossima frontiera? La tv: David Letterman realizzerà degli speciali sempre per Netflix. Sei puntate, due milioni di dollari l’una: un’ottima ragione per interrompere la vita da pensionato. 

Fonte: Il Sole 24 Ore