Secondo il giornale “Libero”, gli uffici legali e finanziari della Rai starebbero preparando una causa legale contro il Ministero del Tesoro per la mancata corresponsione delle quote derivanti dal canone di abbonamento, che servirebbero per pagare dal 2005 ad oggi le spese sostenute dalla Rai in qualità di servizio pubblico.
Il valore della causa ammonterebbe alla bellezza di 1,6mld di euro.
Ad assicurare la Rai quegli introiti è l’articolo 47 del testo unico sui media televisivi e radiofonici: Che obbliga la Rai alla separazione contabile fra servizio pubblico e commerciale e lo Stato a trasferire all’azienda le risorse pubbliche (ottenute dal canone) necessarie a pagare la spesa da servizio pubblico. Il canone infatti che, non è stabilito né riscosso dalla Rai, finisce in cassa al ministero dell’Economia. È lo stesso governo a stabilire nel contratto di servizio, poi approvato dalla commissione parlamentare di vigilanza, quali attività inserire nella programmazione come servizio pubblico, i costi delle quali dovrebbero poi venir coperti  dai proventi del canone elargiti dal Ministero. Ma questo pare non avvenga, perché ogni anno è trasferita una cifra inferiore ai costi di 200-300 milioni di euro.

Fonte: rielaborazione APT da fonti varie (E-Duesse.it, Giornalettismo.it)