Riccardo Tozzi, Presidente di ANICA e della Cattleya, società di produzione cinemtografica e televisiva associata all’APT, ha rilasciato un’intervista al quotidiano La Nazione pubblicata in data odierna. Il tema caldo è quello della pirateria online di contenuti audiovisivi: “Negli Stati Uniti – ha spiegato Tozzi – così come in Inghilterra e in Francia, le leggi sono molto severe. Noi, come Anica, abbiamo proposto una soluzione molto più ‘aperta’, contenuta nella proposta di delibera formulata dall’Agcom, l’autorità per le garanzie nelle comunicazioni”.

Può spiegare in maniera semplice di che cosa si tratta? “Facilissimo: intanto propone che sia l’Agcom, e non la giustizia italiana, a occuparsi della pirateria cinematografica. La giustizia ordinaria italiana è già congestionata così com’è. Non ha energie e tempo da investire per i pirati digitali. Chiederle di occuparsi della pirateria è una richiesta impossibile”.

E dunque che cosa farebbe l’Agcom? “Si occuperebbe di bloccare e chiudere i siti commerciali che si dedicano a diffondere opere e film protetti da copyright per intero. Accettiamo di non includere nella lista i frammenti di film: sarebbe impossibile seguirli tutti. Ma se un sito vende pubblicità grazie al fatto che mette in rete film rubati è un sito criminale. E’ tanto semplice”.

Qualcuno non la pensa così, in nome della libertà della rete. “Siamo stati sommersi da un’ondata di attacchi, non tutti in buona fede. Adesso l’Agcom ha escluso dal suo raggio d’azione i siti stranieri: il che vuol dire la quasi totalità dei siti. Eppure la nostra era una posizione molto ‘morbida’, che non prevedeva sanzioni ai singoli utenti, come per esempio accade in Francia”.

In Francia puniscono anche chi scarica un film? “Se lo trovano, dopo un avvertimento gli staccano la connessione. E dopo la legge francese, i proventi dei film sono cresciuti”.

Qual è il giro di affari della pirateria on line? O meglio, quanto toglie al mercato del cinema? “La pirateria on line vale – con un calcolo molto prudente – 600 milioni di euro l’anno, contro un fatturato totale del cinema e dell’home video di un miliardo e 700 milioni. Più del 30 per cento, insomma”.

Negli ultimi anni il fatturato del cinema è diminuito, forse a prescindere da questo. Anche se il cinema italiano ha conquistato quote maggiori di mercato. Lei è ottimista o pessimista? “Io sono ottimista per natura. Gli spettatori per i film italiani sono aumentati, ma la diminuzione dei film americani è più forte. Ma io penso che ce la farà il cinema. E ce la farà l’Italia”.

Lei come produttore intanto sta per fare uscire altri film importanti… “Il film di Marco Tullio Giordana sulla strage di piazza Fontana uscirà il 30 marzo. Marco Tullio ha fatto un enorme lavoro di ricerca, e ha scoperto anche delle cose che la storia ufficiale non dice. Quali? Aspettiamo il 30 marzo… E poi produrremo il primo film da regista di Alessandro Siani, e una serie per Sky ispirata a ‘Gomorra’. Potremmo affidare la regia del primo episodio a Paolo Sorrentino”.

Il cinema italiano ha anche un grosso problema di sale. Centri urbani svuotati, il cinema si va a vedere solo nei Multiplex, nelle estreme periferie.
“E’ un problema enorme. C’è tutto un pubblico, quello dei 35enni, dei 40enni, dei 50enni che vivono in città, che viene dimenticato da questa politica. Bisogna ricreare un tessuto di multisale moderne e attraenti nelle città, per riportare al cinema questo pubblico. Se esisteranno solo i Multiplex, alla fine certi film non verranno neppure più prodotti”.

Giovanni Bogani è l’autore dell’intervista.