Per il secondo anno consecutivo, è in diminuzione la spesa che gli italiani dedicano alla visione di contenuti audiovisivi. Si tratta di un calo storico: infatti, secondo una ricerca e-Media Institute, società specializzata in analisi economiche e consulenza strategica, in passato neanche nei momenti di crisi economica la spesa complessiva delle famiglie in contenuti audiovisivi (somma di ingressi al cinema, acquisto e noleggio titoli su Dvd, canone televisivo, servizi di pay-tv e contenuti audiovisivi acquistati via Internet) aveva registrato una flessione. In pratica, la spesa (sia per famiglia, sia complessiva) è tornata ai livelli del 2009; in particolare, se ogni famiglia nel 2010 ha speso 260 euro in media per fruire dei contenuti AV, nel 2012 ne ha dedicati solo 248, mentre la spesa totale si è fermata, sempre nel 2012, a 6,4 miliardi di euro. La causa principale di questa contrazione è stata il calo della spesa per home video fisico (Dvd) e per i servizi di pay-tv, che per la prima volta sono scesi dopo un lungo periodo di crescita. Sul mercato italiano, inoltre, pesa la mancanza di una cifra, valutabile attorno a 1-1,2 miliardi di euro, derivante sia dal mancato versamento del canone radio-tv sia dal consumo illegale di media audio-video (pirateria). Nel nostro Paese, inoltre, la spesa audiovisiva in rapporto al Pil risulta essere dello 0,4% del Pil; un valore nettamente inferiore a quello di altre nazioni europee come Regno Unito (0,8%), Francia e Germania (0,5%) e superiore solo a quella della Spagna (0,3%), dove però non esiste il canone radiotelevisivo. Inoltre, rispetto ai mercati più evoluti come quello britannico o francese, le offerte di video on demand hanno un valore irrisorio: in totale poco più di 10 milioni di euro. Questo anche a causa del declino delle offerte VoD via IpTv.

Fonte: Il Sole 24 Ore