Con una nota diffusa il 30 novembre scorso, il Ministero dello Sviluppo Economico comunica di aver completato il processo di spegnimento (switch off) degli impianti che interferivano sull’Adriatico con i paesi confinanti. Solo nelle Marche l’operazione è stata temporaneamente sospesa a causa del terremoto.

Dopo decenni l’Italia delle frequenze torna nella legalità internazionale. – sottolinea il Sottosegretario allo Sviluppo Economico con delega alle Comunicazioni Antonello Giacomelli – nel momento di insediamento di questo governo l’ITU (International Telecommunication Union), l’Onu delle frequenze, ci ricordò che l’Italia era da tempo un’osservata speciale perché utilizzava frequenze tv non coordinate che appartenevano ai paesi confinanti”. “Ci siamo impegnati a rimediare e, dopo un lavoro molto complesso, oggi abbiamo mantenuto la parola e possiamo sederci ai tavoli di coordinamento con i paesi confinanti anche in vista della liberazione della banda 700” evidenzia ancora Giacomelli.

Nella nota il Mise afferma che i problemi con Francia, Malta e Svizzera erano stati risolti nella prima metà del 2016, mentre le frequenze interferenti con Croazia e Slovenia sono state spente tra l’inizio e la fine di novembre. Nel complesso le frequenze spente sono state 12 in Puglia, 10 in Abruzzo e Molise, 9 in Friuli-Venezia Giulia, 8 in Veneto, 5 in Emilia, 4 in Sicilia, 2 in Liguria e Toscana e 1 in Lombardia.

Contemporaneamente sono state messe a disposizione 26 frequenze coordinate in Piemonte, Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Toscana e Sardegna, 18 delle quali sono state effettivamente assegnate in base alle richieste dei fornitori di servizi media audiovisivi.

Fonte: Confindustria Radio Televisioni