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14 febbraio 2017

«Cronache di frontiera», una docu-serie racconta le banlieue italiane

Le quattro puntate di «Cronache di frontiera», la docu-serie di Roberto Burchielli prodotta per Sky da FremantleMedia Italia, mettono i brividi: come se la Storia non ci appartenesse più, come se i patronati storici della Provvidenza, della Ragione, del Progresso, del Multiculturalismo non rispondessero più alle nostre invocazioni, alle nostre speranze (domenica, ore 21.10). Sotto la lente d’ingrandimento vi è infatti una «nuova società» in cui convivono diverse etnie, a volte integrate, a volte attraversate da forti tensioni. Via Padova, a Milano, è una lunga strada che parte praticamente dal centro (sbuca in corso Buenos Aires) e porta verso Crescenzago, Cologno Monzese.

Un tempo periferia, ma oggi non è più così. Qualcuno l’ha definita la Brooklyn milanese per via di rapine, furti, omicidi, spaccio, guerre per il territorio, spedizioni punitive e risse che ormai feriscono la quotidianità. Via Padova sono quattro km di «forgotten men», di uomini dimenticati, di polemiche quotidiane insensibili alle nostre banalità democratiche. Via Lazzaro Palazzi è in centro, a Porta Venezia, tra Viale Tunisia e i giardini di Via Palestro: la chiamano la casbah milanese, una miscela d’Africa e di memorie manzoniane (qui c’era il Lazzaretto). Da molto tempo, la zona vive e subisce una situazione d’insicurezza, degrado e disagio economico e sociale non più tollerabile.

Viene intervistato un ristoratore che aveva manifestato la sua insofferenza e la sia esasperazione esponendo fuori dal suo locale un cartello che recitava: «Via Palazzi non è un centro di accoglienza, è una via italiana. No camping. Africa walk». «Cronache di frontiera» racconta anche come la polizia operi per rendere questi quartieri più sicuri e vivibili, come intervenga per contrastare scippi, borseggi e soprattutto spaccio. Siamo a Milano, in Italia, in Europa.