Un lungo articolo del Corriere Economia del 12 marzo 2012 fotografa l’attuale situazione dell’industria della fiction italiana paragonandola a quella degli altri paesi europei.

I dati riportati parlano di una situazione piena di criticità: nel 2010 la Rai con i suoi 190 milioni spesi per la fiction (-32% in meno rispetto al 2009) non compete minimamente con la tv pubblica francese (260 milioni di investimenti) e di quella inglese (275 milioni). Il divario si allarga ulteriormente quando si arriva a parlare di esportazioni:  l’Italia nel 2010 ha importato fiction per 400 milioni e ne ha esportate per una cifra stimata intorno ai 32 milioni, così suddivisi: 18 per la serie di animazione Winx e i restanti per il le fiction Il Commissario Montalbano e Romanzo Criminale. Si consideri che l’export francese è invece pari a 200 milioni e quello inglese a 1,65 Miliardi.
Nell’individuare una possibile soluzione l’articolo cita le parole del Presidente APT, Fabiano Fabiani: “I diritti di sfruttamento dei programmi dovrebbero essere riconosciuti ai produttori e non dovrebbero essere di proprietà esclusiva delle televisioni solo così potrebbe crescere la produzione indipendente e anche le esportazioni. In Gran Bretagna i diritti di sfruttamento appartengono ai produttori indipendenti e non rimangono alle emittenti che sono focalizzate sulla pubblicità più che sui programmi. Anche in Italia i produttori dovrebbero emanciparsi dai broadcasters, costruirsi il loro patrimonio grazie a i diritti, autofinanziarsi almeno in parte e produrre anche per l’estero e per le altre piattaforme tecnologiche.”
Il ripristino del regolamento allegato alla delibera Agcom 60/09/CSP  –  che prevedeva un limite temporale all’utilizzo delle opere da parte degli operatori televisivi – e cancellato nel 2010 da un Decreto del Ministro Romani, sarebbe un primo importante passo in questa direzione.

Fonte: rielaborazione APT da Corriere Economia