In occasione della prossima messa in onda della fiction,”La figlia del Capitano” (9 -10 gennaio, Raiuno), in un intervista al Corriere della Sera, l’Associata APT, Edwige Fenech, ha parlato del suo ruolo di produttrice e di attrice negli anni.

Nonostante i tanti film girati in una lunga carriera da attrice la Fenech ha ammesso di preferire rimanere «dietro le quinte. Perché dovete credermi: sono afflitta da una timidezza che rasenta quasi la psicosi. Non amo apparire, ho fatto tanto cinema, eppure non mi sono mai sentita una diva. Il mio vero problema è che non mi sono mai presa sul serio”.

“Come attrice oggi Ci sono film che non rifarei ma è troppo facile dire oggi quello che non avrei dovuto fare allora.” Mentre il passaggio alla produzione è stata “un’evoluzione naturale della mia carriera, dopo tanta gavetta.” “La produzione è un mondo duro e per noi donne è tutto più difficile. È un continuo combattimento di boxe”. Contro chi? “Con i conti prima di tutto, per far quadrare il budget, e con chi non mantiene la parola, con il menefreghismo, la mancanza di rispetto. Alludo a certi registi che fanno sballare i tempi di riprese. Di solito si dice che gli attori siano capricciosi, invece no. Ho avuto attori del calibro di Al Pacino: un grande professionista. Aspettava ore e ore sul set senza battere ciglio, anche quando non era il suo ciak, non guardava mai l’orologio ed era sempre l’ultimo ad andarsene».
Più soddisfazione a produrre cinema o fiction?
«È una differenza che si fa solo qui in Italia. In America, grandi attori o registi da Oscar fanno l’uno e l’altra indifferentemente. E come produttore, l’ansia è identica».

Fonte: rielaborazione APT da il Corriere della sera