Roma, 30 novembre 2011 – Si è tenuto oggi presso la Sala Stampa Estera di Roma il convegno “Il futuro della fiction italiana nel contesto internazionale e il suo finanziamento”, organizzato dall’APT sotto l’egida del RomaFictionFest 2011.

Alla presenza di un’affollata platea di giornalisti e addetti ai lavori il padrone di casa Fabiano Fabiani, Presidente APT, che ha fatto le veci anche del Presidente della Camera di Commercio di Roma Giancarlo Cremonesi, ha dato la parola ad Alessandro Voglino della Regione Lazio. Si sono poi succeduti relatori d’eccezione: Antonio Marano e Luca Milano per la RAI, Giancarlo Scheri per Mediaset e Giovanni Stella per Telecom Italia Media/La7.
Flavia Barca e Bruno Zambardino della Fondazione Rosselli/IEM hanno presentato lo Studio “Lo stato di salute della fiction italiana e le dinamiche a livello europeo” (leggi la presentazione dello studio).
Il moderatore dell’evento è stato Paolo Conti de Il Corriere della Sera.

Alcuni degli interventi:

Il futuro della fiction nostrana, rivisto alla luce dei dati della ricerca Rosselli è stato il centro del dibattito dei protagonisti del convegno. Particolare attenzione è stata posta ai tagli che i brodcaster stanno apportando al settore,  stimati dell’8 per cento nel 2010 rispetto all’anno precedente. Secondo il Presidente APT Fabiano Fabiani “Bisognerebbe parlare di tagli alle perdite e non ai costi. Serve il dialogo per trovare delle regole condivise. Le decisioni unilaterali dei broadcaster per la riduzione dei costi rischiano di non avere successo. Ed è bene preservare la molteplicità dell’offerta”.

Hanno raccolto lo spunto, i rappresentanti delle emittenti, che hanno rappresentato i diversi punti di vista:

RAI
“Nell’immediato domani la Rai conferma il valore e l’importanza della fiction che l’anno prossimo avrà un peso nella programmazione uguale a quello odierno.” Afferma Luca Milano “ Su Rai1 ci sarà un’offerta analoga a quella degli ultimi anni”. Si sta operando uno “sforzo per ottenere la stessa qualità e gli stessi numeri con investimenti minori. Le serialità costano meno dei grandi eventi, così come i prodotti con storie di oggi, tra l’altro apprezzate dal pubblico”. Ma si guarda anche molto alle coproduzioni “La comune situazione nelle difficoltà degli altri paesi può spingere tutte le emittenti a mettere insieme le forze. Si devono studiare nuovi “modelli produttivi” ricercando l’equilibrio tra costi e profitti e guardando anche al mondo dei videogiochi che si sta sviluppando in maniera esponenziale. Importanti sono anche i fondi locali e il product placament, ancora alle “sue prime esperienze” nella fiction. Inoltre è importante riuscire a trovare progetti e proposte di fiction di buona qualità a costi più contenuti per le reti minori: fiction per ragazzi e per un pubblico più metropolitano.”

“Noi crediamo che la Rai debba fare fiction – dice Antonio Marano -. Ieri è stato approvato dal cda un nuovo modello di genere. Il vecchio modello Rai non poteva più funzionare”. Serve una visione più industriale del comparto, mantenendo l’attuale occupazione. In azienda la parola chiave oggi è “ottimizzazione”. Sono stati definiti i nuovi pezzi che dovranno essere prodotti nei prossimi tre anni, 2012-2014: quantità e formati (ad esempio per la messa in onda domenicale il formato richiesto sarà di 60’) anno per anno. E l’ottica in cui ci si muove è quella dell’internazionalizzazione dei prodotti. In Rai s’importa tanto e si esporta poco. Il modello che fino a ieri andava bene in Italia è “troppo local”.

MEDIASET
“Mediaset dà vita a circa 139 prime serate di fiction, oltre ad avere un prodotto forte in day time come “Cento Vetrine”. Solo quest’autunno sono state garantite 60 serate. In questo momento in cui le risorse pubblicitarie risentono della crisi” dice Giancarlo Scheri “ridurre i costi di produzione è un nodo fondamentale. Non vogliamo ridurre il numero delle serate perché i palinsesti vivono di fiction, ma dobbiamo ripesare a tutto il processo produttivo. Mediaset ha rinunciato alle miniserie perché costano troppo. Per il nostro ritorno economico puntiamo alla lunga e lunghissima serialità. Importante è anche l’innovazione tecnologica. L’utilizzo del digitale ci consente di ottimizzare la rete produttiva con standard di qualità inalterati e in post produzione possiamo arricchire ulteriormente i nostri prodotti”. Bisogna evitare un’ulteriore colonizzazione del prodotto estero nel nostro mercato, e internazionalizzare il nostro girando in inglese, cosa che la maggior parte dei nostri autori non riesce a fare. Bisogna offrire all’estero contenuti che siano anche appetibili per loro mantenendo verso l’estero una condivisione del prodotto. Questa è l’occasione che il mercato ci dà per abbattere i nostri costi. Dobbiamo ripensare al modello produttivo che ha fatto la fortuna di questo genere”.

LA7
“Non mi sono trovato molto d’accordo” – dice Giovanni Stella – “con chi ha detto che il business dei media è diverso da altri modelli di business. Le cose vanno gestite con lo stesso approccio delle altre guardando ai costi e ai benefici. Sono stato chiamato come manager a gestire La7 con lo scopo di ridurre significativamente le perdite, e, pensando alle fiction, io credo – dice Stella – che il singolo produttore debba assumersi la condivisione dei rischi imprenditoriali, così da rilanciare il settore. Mollare ai broadcaster il costo del programma non è incentivante per l’attività produttiva. E’ necessaria una negoziazione sulla giusta suddivisione dei rischi imprenditoriali che istauri un processo virtuoso per fiction di sempre maggiore qualità e attenzione al target dei telespettatori. Insisterò su questo progetto e auguro ai produttori di fiction ad entrare in questo ordine di idee per svolgere bene il loro lavoro”.

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