Il presidente della Commissione UE Josè Manuel Barroso ha dichiarato, a margine dell’incontro con una delegazione di esponenti del mondo della cultura europea (vedi qui): “L’eccezione culturale non è negoziabile, non ci sarà contrattazione sulla cultura”. Tuttavia, ha aggiunto, “l’esclusione totale dell’audiovisivo dal mandato di negoziazione non è necessaria per raggiungere i nostri obiettivi”, spiegando che diversamente si determinerebbe uno svantaggio ‘tattico’ nelle trattative con Washington. Se il governo francese, che già si è opposto fermamente a inserire l’eccezione culturale nelle trattative,  minaccia di opporre il proprio veto, anche il mondo delle istituzioni italiane fa sentire la propria voce. Ilaria Borletti Buitoni, Sottosegretario ai Beni e alle Attività Culturali, ha espresso la propria preoccupazione per “un grave rischio che incombe sull’industria audiovisiva europea: Il 14 giugno infatti sarà il giorno della riunione dei Ministri del Commercio estero in merito ai trattati commerciali UE-USA che minaccia di abolire l’eccezione culturale che ha tutelato fin d’ora l’industria audiovisiva europea e quindi italiana”. Buitoni ha inoltre aggiunto: “È necessario un urgente intervento delle Istituzioni, e anche del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, che accolga l’appello e la richiesta di registi, attori e operatori del settore per scongiurare un rischio che colpirebbe un settore già pesantemente penalizzato dalla crisi. L’eccezione culturale va difesa e mantenuta”. Ieri anche il Viceministro per lo Sviluppo economico, con delega alle Comunicazioni, Antonio Catricalà, è entrato nel merito della questione e in audizione alla Camera ha sottolineato che “Oggi c’è un’asimmetria di disciplina tra chi fa tv tradizionale e chi opera su Internet“. “Sarebbe molto grave – ha precisato Catricalà – un cedimento nella difesa del settore dell’audiovisivo europeo nella trattativa sul libero scambio con gli USA. Non si può fermare il vento con le mani, il progresso, ma non si possono nemmeno favorire operatori che non investono in contenuti, non creano ricchezza e non pagano tasse in Europa“.

Fonte: Key4Biz