Sono due le proposte in campo per la riforma del canone RAI: la prima, non ancora formalizzata, è quella che prevede l’utenza elettrica quale condizione per pagare una tassa di scopo ridotta nell’importo e con una parziale progressività. La seconda prevede il suo pagamento da parte delle famiglie. Un’ipotesi, quest’ultima, alla quale sarebbero più favorevoli sia la RAI sia la stessa Agenzia delle Entrate. Le due ipotesi di riforma hanno in comune il superamento dell’attuale regime giuridico del canone, un’imposta sul possesso di un apparecchio televisivo. Come in Germania, si vuole “sganciare” il canone dal televisore: i tedeschi fanno pagare la tassa per il servizio pubblico radiotelevisivo ai proprietari di abitazioni, uffici compresi. Hanno raccolto un miliardo di euro in più nel 2013, primo anno di attuazione della nuova norma.

La proposta di collegare il pagamento della tassa per finanziare il servizio pubblico all’utenza elettrica è l’ipotesi maturata, scartandone altre, da parte del sottosegretario alle Comunicazioni, Antonello Giacomelli. Un’ipotesi, già ipotizzata ai tempi del decreto Irpef e allora accantonata, che sta suscitando reazioni da parte di chi teme di pagare anche per la seconda casa e da chi ha un’utenza nell’abitazione e un’altra per l’ufficio dove lavora. Anche se, adesso, non si tratterebbe più di pagare il servizio radiotelevisivo nella bolletta, ipotesi osteggiata dall’Autorità per l’energia e dalle società elettriche, ma solo di utilizzare le utenze quale “prova” del consumo di televisione.

La seconda proposta, quella di far pagare le famiglie, sempre indipendentemente dal possesso del televisore, è più in continuità con il passato. Non va dimenticato che in Rai sono circa 700 i dipendenti che lavorano, in convenzione con l’amministrazione, per raccogliere il canone e “stanare” gli evasori, che sono pari al 27% dei nuclei familiari – lo pagano circa 17 milioni di famiglie su 22 milioni – e tolgono circa 500 milioni di introiti al servizio pubblico. Senza la prova del possesso del televisore, sarebbe più facile far pagare le famiglie, senza effetti collaterali su seconde case e uffici. In questo caso, resterebbe in piedi il canone speciale per i soggetti giuridici, anch’esso, del resto, ampiamente evaso.

Fonte: Il Sole 24 Ore del 15/11/14