In virtù di un Regio Decreto del 1938, la RAI ha cominciato a richiedere il pagamento dell’abbonamento speciale per il possesso di apparecchi come computer, smartphone e tablet normalmente non finalizzati alla ricezione di programmi televisivi.

Dopo le polemiche di febbraio, l’azienda sembrava aver fatto dietrofront dopo la protesta delle Organizzazioni Imprenditoriali e l’intervento del Ministero dello Sviluppo Economico ma in questi giorni milioni di imprenditori italiani stanno nuovamente ricevendo solleciti per il pagamento dell’abbonamento speciale alla televisione. Una ripresa della campagna di riscossione? Forse, ma intanto Giorgio Felici di Confartigianato Imprese Piemonte risolleva la protesta spiegando che “Quella del canone speciale Rai,  è una richiesta assurda perché vengono tassati strumenti come i computer che gli imprenditori utilizzano per lavorare e non certo per guardare i programmi Rai. Tanto più se si considera che il Governo spinge proprio sull’informatizzazione per semplificare il rapporto tra imprese e Pubblica Amministrazione. In questo momento di gravi difficoltà per i nostri imprenditori, di tutto abbiamo bisogno tranne che di un altro onere così pesante ed ingiustificato” aggiungendo infine che “Viceversa, in un momento di grande crisi in cui vengono chiesti enormi sacrifici agli italiani – conclude Felici – sarebbe salutare un segnale di sobrietà da parte dei dirigenti Rai circa i loro lauti stipendi pubblici. E soprattutto verrebbe da chiedersi se la tassa sugli artigiani serva a pagare i dirigenti Rai”.

Fonte: rielaborazione APT da ATnews