Gli intrighi della politica internazionale, le pressioni delle lobby del petrolio, amori, tradimenti. E poi il terrorismo, l’incontro-scontro tra le religioni e la gestione dei flussi migratori. Quando Leon de Winter ha iniziato a riflettere sul fatto che tutto ciò avviene sotto lo stesso cielo, a Bruxelles, ha deciso di scrivere una sceneggiatura per raccontare questa storia con il linguaggio della serie tv. Lo scrittore olandese confessa che la riflessione gli è scattata guardando proprio House of Cards, la serie dedicata ai retroscena della politica alla Casa Bianca che ha nello spietato Frank Underwood il suo protagonista: «Guardandola, mi sono detto: ehi, ma anche noi in Europa abbiamo una nostra Washington. È Bruxelles!». Così è nata Brussel, la serie tv prodotta da Endemol Shine e diffusa dall’operatore di telecomunicazioni olandese Kpn. Venerdì è andata in onda la prima delle dieci puntate, dirette dal regista belga Arno Dierickx. I 126 personaggi sono interpretati da attori provenienti da cinque diversi Paesi. Tutti per lo più sconosciuti sulla scena internazionale. La serie si può trovare anche online sul sito di Kpn, ma per il momento non è prevista la sua distribuzione fuori dall’Olanda. Il prodotto ha però tutte le carte in regola per trovare il suo spazio, nonostante l’assenza di un Kevin Spacey. La versione originale è in lingua olandese, ma le scene spaziano dal francese all’inglese. Esattamente come succede nella Bruxelles delle dodici stelle, la capitale d’Europa abitata da gente arrivata da ogni angolo del Vecchio Continente. Diversa ma parte integrante della Bruxelles capitale del Belgio. Quella di Molenbeek e dei selfie sotto la statua del Manneken-Pis. Una metropoli dalle mille facce, o se preferite «una giungla» come la definisce Leon de Winter. Lo stereotipo della Bruxelles tutta burocrazia e funzionari che si occupano solo della lunghezza delle ca rote viene subito spazzato via. «Volevo dimostrare – ha detto lo sceneggiatore – che i grandi processi politici che si sviluppano a Bruxelles non sono astratti, ma riguardano direttamente la vita quotidiana della gente». Il suo racconto parte proprio dall’arrivo in città della responsabile di una compagnia petrolifera olandese, che tesse la sua trama ai piani più alti della Commissione per far andare in porto il suo affare. Nell’ufficio al vertice dell’istituzione la riceve Jean-Marie, il presidente dell’Ue con la passione per il buon vino. Per molti un riferimento fin troppo esplicito a Juncker, che di nome fa Jean-Claude e secondo i rumors condivide con il personaggio della serie la medesima passione. Nelle stesse ore atterra a Bruxelles l’elicottero di un magnate russo, disposto a tutto pur di soffiare l’affare petrolifero alla rivale olandese. Normale concorrenza, se non fosse che i due condividono un grande segreto frutto del loro passato da amanti. Tutto questo mentre sulle pareti a specchio dei palazzi istituzionali si riflette il volto barbuto di un clochard, immagine-simbolo dei contrasti della Capitale. Tra le tante storie che iniziano a intrecciarsi nella prima puntata c’è anche quella di un soldato (tra le altre cose Bruxelles è pure sede della Nato) alle prese con un figlio convertitosi all’islam radicale. Lo va a cercare nelle moschee salafite di periferia, temendo possa trasformarsi in un foreign fighter. Le riprese della serie a Bruxelles sono iniziate il 21 marzo dello scorso anno. Il giorno seguente 32 persone sono state uccise dalle bombe di tre kamikaze all’aeroporto di Zaventem e nella stazione della metro di Maelbeek. Un tragico incontro tra fiction e realtà.

Fonte: La Stampa