Anche la Francia, come l’Italia, si ritrova oggi a dover far fronte alla crisi della tv pubblica e dei suoi conti. Il neo Ministro delle Comunicazioni, Aurélie Filippetti, ha già dichiarato davanti alla Commissione Cultura del Senato che bisogna essere “assolutamente senza tabù”, in merito al finanziamento dell’audiovisivo pubblico, in particolare per quanto riguarda la possibilità di inserire nuovamente la pubblicità dopo le ore 20 sui canali di France Télévisions. Ha poi aggiunto che “bisogna valutare tutte le possibili soluzioni del caso” commentando che la ‘brutale’ soppressione della pubblicità dopo le ore 20 “ha destabilizzato il sistema e i mancati  compensi che erano stati previsti hanno determinato un leggero sottofinanziamento di France Télévisions”.
Dal 2009, sulla tv pubblica francese è vietata la pubblicità nel cosiddetto prime time, secondo quanto stabilito dalla riforma della televisione di Stato voluta dall’allora presidente Nicolas Sarkozy. La legge prevedeva la soppressione totale degli spot per la fine del 2011 ma il governo, su pressione dei parlamentari dell’UMP (Unione Movimento Popolare), aveva poi proposto una moratoria di due anni.
Per il 2012, France Télévisions potrebbe avere grosse difficoltà finanziarie se a questo viene aggiunto il forte calo delle entrate pubblicitarie e degli introiti derivanti dal canone. Il Ministro ha infatti confermato di star valutando la possibilità di estendere il pagamento del contributo all’audiovisivo pubblico da parte dei cittadini anche alle seconde case.
Pierre Lescure è stato chiamato dalla Filippetti a redigere un Rapporto, che verrà consegnato il prossimo marzo, sulle sfide della cultura nell’era del digitale. “Bisogna ridefinire gli strumenti politici per la culturale digitale, non solo in ambito nazionale ma europeo”, ha aggiunto. “L’obiettivo – ha spiegato – è quello di non avere più un approccio per settore o professione, com’è stato fatto troppo spesso, ma di guardare alle cose in termini di sfide comuni”.

Fonte: rielaborazione APT da Key4biz