Il mondo dell’audiovisivo sta vivendo momenti di grandissimi mutamenti. È già passato un anno da quando il record di incassi dopo una settimana dall’uscita non è stato appannaggio di un film, ma di un videogame su una saga bellica. Tanto per capirci, per fare lo stesso risultato…Avatar ci ha messo il doppio del tempo!”

A dirlo è Alberto Contri, presidente di Lombardia Film Commission e fondatore  dell’e-magazine Oltre la Siepe (mensile online di approfondimento sul tema dell’evoluzione dell’audiovivo), in un intervista concessa a Key4biz.

“Guardiamo all’inarrestabile innal­zarsi dell’età media dei teleutenti in tutto il mondo.” – aggiunge Contri – “Se prendiamo in considerazione l’ecosistema mediatico, è in corso una vera e propria rivoluzione dei consumi. Un ‘sovvertimento’ che mette a serio rischio anche la tradizionale centralità del cinema. Se le major vogliono sopravvivere all’era digitale, devono sbrogliare prima possibile il nodo, affrontare i rapidi mutamenti demografici. Prendiamo la televisione: venti anni fa l’età media del telespettatore americano oscillava tra i 29 anni di Fox e i 42-25 di NBC e CBS. Oggi si parte da un minimo di 44 anni su Fox per salire fino ai 55 di CBS. Anche in Italia non c’è da star allegri: quattro dei sei canali generalisti RAI e Mediaset sono invecchiati di 10 anni in un decennio: da una media di circa 50 a oltre 60 anni per utente. Il canale “giovane” del servizio pubblico, RAI 2, si rivolge a un pubblico sui 52 anni. Per quanto riguarda cinema e fiction, i social network stanno diventando a un tempo un perenne cartellone festivaliero e un luogo di fruizione parte­cipata e interattiva. Per esempio mentre esplode l’interesse per “A life in a day”, il progetto di Ridley Scott che ha spinto l’acceleratore sul meccanismo dei contenuti generati dagli utenti, altri progetti creati per il web approdano al grande cinema, invertendo un processo che sem­brava consolidato.”

Fonte: rielaborazione APT da Ke