Dal leggendario Gino Cervi della tv in bianco e nero a Bruno Cremer, Charles Laughton, Michel Simon, Rupert Davies. E poi Jean Gabin, Sergio Castellitto, solo per citarne alcuni. Il commissario Jules Maigret di Georges Simenon è l’investigatore tra i più popolari della letteratura gialla, e probabilmente i più rappresentati nelle serie televisive di tutti i tempi. 700 milioni di libri venduti nel mondo, 25 attori che si sono avvicendati per interpretarlo sullo schermo. Adesso su Laf sbarca la mini-serie evento targata BBC in onda in esclusiva venerdì 15 e venerdì 22 dicembre che vede questa volta un inedito Rowan Atkinson (diventato famoso nei panni del goffo e irresistibile Mr. Bean) nel ruolo di Maigret. Lo vediamo muoversi in una Parigi anni ’50 con un fisico asciutto e non corpulento, anche il suo carattere si discosta in parte da quelli visti sul piccolo schermo: più tranquillo meno avvezzo ai cambi d’umore. I puristi avranno qualche mal di pancia, storceranno il naso, ma l’attore britannico calato nelle vesti del commissario con la pipa appare più moderno nonostante l’ambientazione in una Parigi assai datata. Il primo dei due episodi, La Trappola di Maigret, era stato proiettato nella scorsa edizione del RomaFictionFest (a dicembre 2016) preceduto da un incontro con lo scrittore Donato Carrisi, autore de Il Suggeritore, e dal figlio di George Simenon, il produttore John. La miniserie è già andata in onda in Gran Bretagna su Itv e poi in Francia. I due episodi ambientati nella Parigi degli anni 50 (in realtà sono stati girati a Budapest) sono tratti da Maigret tend une piège e Maigret et son mort; opere pubblicate da Simenon rispettivamente nel ’55 e nel ’48 (uscite in Italia con Adelphi). Atkinson riesce a dare un’impronta particolarmente dolente all’ispettore. A detta di alcuni critici è una delle interpretazioni più suggestive per l’attore britannico. Montmartre, Parigi. Un serial killer sta perseguitando il quartiere. Cinque donne sono state uccise e le persone hanno paura di uscire di casa dopo il tramonto. Anche i giornali sono pieni di speculazioni e l’ispettore capo Jules Maigret non ha ancora un indizio ed è sotto pressione. Così ha inizio Maigret Sets a Trap, il primo film. Un Maigret introverso, riflessivo, con due collaboratori che lo seguono come la sua ombra, uno più giovane, l’altro veterano che lo conosce come un gemello. Jules non stempera la tensione, è concentrato sulle proprie trame mentali, ha una moglie con la quale ha un rapporto di complicità. Scansa le battute, si nasconde sotto l’ombra del cappello e dietro il fumo della pipa. Vive in una Parigi buia, fumosa nei locali dello striptease. Deve sbrogliare il caso di questo serial killer che uccide le sue vittime tutte alla stessa ora, tutte con lo stesso rituale: dopo averle colpite alle spalle, l’assassino straccia loro le vesti. Ma non le deruba, né le violenta. Uscirà vincente dall’indagine, ma per riuscirci dovrà tendere all’assassino una doppia trappola mortale, ma soprattutto dovrà scavare nell’oscura psiche di un uomo apparentemente rispettabile, sviscerare il suo perverso legame con due donne – la madre e la moglie – tiranniche e protettive al tempo stesso e smontare il tortuoso meccanismo che l’ha indotto a uccidere. La signora Maigret è Lucy Cohu, anch’essa fuori dai soliti schemi. Intervistato dal giallista italiano Carrisi, il figlio Simenon jr aveva rivelato che suo padre non andava a vedere le pellicole tratte dai noir che firmava. Il primo dei due film è stato presentato in collaborazione con Adelphi a BookCity a Milano.

Fonte: Ansa.it