Lui le divorava già da ragazzo. Quando si chiamavano ancora sceneggiati e andava a seguirle in casa dello zio, «perché nella nostra la tv non c’era». Stravedeva per Il commissario Maigret e Il tenente Sheridan ; «al punto che, a differenza degli altri ragazzini, speravo che Carosello finisse presto per gustarmele prima». Insomma: le fiction sono da sempre nel cuore di Nino Frassica. Tanto più ora che, da suo popolarissimo protagonista, insieme a Flavio Insinna e Nathalie Guetta (il trio del primo Don Matteo ) dal 16 per otto giovedì, in seconda serata su Raiuno, ne svelerà misteri, dietro le quinte ed anticipazioni con Dopo fiction : “salotto” del sorriso e della riflessione sul genere forse più amato di tutta la tv. «Sanremo ha il suo dopofestival? Beh: noi avremo il nostro “dopo fiction” -sintetizza Frassica (che del programma è l’ideatore, e che ha voluto coinvolgervi gli “amici di una vita” Insinna e Guetta)- Dopo la messa in onda delle serie più amate ne commenteremo risultati e segreti assieme ai protagonisti- Beppe Fiorello, Elena Sofia Ricci, Terence Hill, Daniele Liotti- ricordando i titoli del mitico passato (dai Promessi Sposi a Sandokan ) e facendo anticipazioni su quelli del futuro». Viva la fiction, infatti, esclama Frassica a pieni polmoni: «È la fiction che racconta l’Italia di oggi; non il cinema. Una volta quelli del cinema la guardavano con la puzza sotto al naso. Ora la fanno». Anche per questione di sopravvivenza: «Per noi attori è stata una manna. Al cinema chi ti potrebbe dare la possibilità di approfondire uno stesso personaggio per 250 puntate? E poi al cinema lavorano sempre gli stessi. E poco. Nella fiction lavorano di più. Anche se pure in tv sono sempre quelli». E la qualità? «Migliora. All’inizio pareva che nessuno degli attori di Un posto a sole sapesse recitare. Ora hanno imparato. Alcuni. Altri restano cani». E la concorrenza è stata in breve sbaragliata: «Abbiamo ammazzato quei mattonacci orribili delle telenovele brasiliane. Il risultato è tale che, se fosse vivo, oggi anche Fellini farebbe fiction. Anzi: proprio poco prima di morire ne aveva in programma una». Fin qui i prodotti generalisti. Ma le scorrette serie americane che vanno su Sky? «Ormai anche la Rai comincia a produrne. Fino a tre anni fa serie come Rocco Schiavone o La mafia uccide solo d’estate ce le saremmo sognate. Del resto le storie scorrette Sky se le può permettere: deve accontentare gli abbonati. La Rai invece deve render conto alla casalinga di Voghera. Anzi, di Nocera». Ma lei parteciperebbe ad una fiction anticonvenzionale, tipo The Young Pope? «Io ho un problema: non parlo inglese. Anzi, a ben vedere, nemmeno l’italiano».

Fonte: il Giornale