Tre protagonisti del mondo della televisione italiana interpellati da ‘Prima’ dicono la loro sull’accordo Sky-Mediaset. Giancarlo Leone, amministratore delegato di Q10 Media e presidente della Associazione Produttori Televisivi; Carlo Degli Esposti, presidente di Palomar; Emilio Pucci, direttore e-Media Institute.

Giancarlo Leone, amministratore delegato di Q10 Media e Presidente della Associazione Produttori Televisivi.

Da esperto del settore come legge questo accordo tra SKY e Mediaset? E’davvero l’inizio di una nuova fase nel panorama televisivo nazionale?
Si tratta, a mio avviso, di una operazione che ha la stessa importanza di quando nel 2003 nacque SKY Italia con l’avvio di una vera piattaforma satellitare pay italiana. In questo caso siamo di fronte ad un duplice accordo commerciale e non ad una fusione, come avvenne allora tra Stream e Telepiù, ma la portata dell’accordo è consistente. E’ la tipica win-win situation.

Dunque vincono tutti
Certamente. La piattaforma satellitare si rafforza con l’arrivo di 9 canali di cinema e serie tv attualmente fruibili soltanto su Mediaset Premium e si tratta di canali importanti perché hanno alcune importanti esclusive quali Warner ed Universal. Dall’altra parte EI Towers del gruppo Mediaset affitterà a SKY banda sui propri multiplex per la distribuzione sul digitale terrestre di una offerta pay appositamente costruita con prodotti SKY e FOX. Nell’era attuale, che vede rafforzarsi esponenzialmente in Italia l’offerta on demand di Netflix, Amazon, Tim Vision ed altri, questa doppia operazione sembra essere una forte risposta dell’offerta lineare a pagamento e gratuita alle nuove piattaforme.

Perché parla di rafforzamento anche dell’offerta free?
Perché Mediaset grazie all’accordo con SKY rientrerà in parte dalla onerosa gestione della propria piattaforma Premium sul DTT e potrà concentrare maggiori risorse sul proprio core business che era e rimane la televisione gratuita. Inoltre, sebbene non sia stato scritto nelle comunicazioni ufficiali, mi attendo il rientro di Canale 5, Italia 1 e Rete 4 sulla piattaforma satellitare.

Tutti vincitori dunque e nessuno sconfitto? Non è che dietro l’angolo uno degli obiettivi è quello di indebolire Mediapro nella negoziazione per la vendita dei diritti della Serie A di calcio?
Trattandosi di accordi commerciali, con possibili future opportunità di aprire ad ambiti relativi alla piattaforma tecnologica di Premium con l’eventuale costituzione di una Newco, SKY e Mediaset agiranno sicuramente come parti separate nelle trattative sul calcio ed hanno una enorme esperienza nel settore regolamentato da AGCM e AGCOM. Se la domanda è faranno cartello? la risposta è sicuramente no. Ciò detto la posta in gioco è estremamente alta anche in termini di valorizzazione dei diritti e non darei per scontata una soluzione rapida della vicenda calcio. Vedremo nei prossimi giorni.

Per i produttori indipendenti questi accordi sono positivi?
Lo sono certamente perché SKY e Mediaset hanno obblighi specifici di investimenti in produzioni indipendenti, a differenza delle piattaforme internazionali on demand, e dunque il loro rafforzamento industriale e commerciale non può che andare nella direzione giusta per la crescita del sistema televisivo nazionale.

 

Carlo Degli Esposti, presidente di Palomar

Carlo Degli Esposti il produttore di ‘Montalbano’ è entusiasta della ‘pace’ siglata tra Sky e Mediaset. “ Stanno andando nella direzione giusta perché è un accordo che aumenta la concorrenza. Non è un accordo di cartello, è strategico e mi auguro che vada in porto. E che l’Antitrust non si metta di traverso”.
La morale è che “adesso Sky e Mediaset alleate sono molto forti e possono fare i meglio i conti con i Netflix e gli Amazon”. E la Rai? “Questo accordo sicuramente avrà effetti positivi sui canali generalisti di Mediaset, che uscendo dalle ristrettezze economiche degli ultimi anni segnati da Premium potranno investire di più sui programmi. E speriamo anche sulle produzioni di fiction. La Rai, che vive una congiuntura determinata dal cambio del quadro politico e dei vertici in scadenza, dovrà trovare al proprio interno la forza di reagire, tenendo conto che sul fronte generalista la sua leadership è indiscussa”.
Secondo Degli Esposti la Rai qualche occasione l’ha persa. Non ultima quella di un immediato accordo sui diritti free con Vision la società di distribuzione cinematografica che Sky ha aperto in joint con cinque produttori. Degli Esposti che ha sempre dichiarato di “considerare strategico per il futuro della televisione pubblica l’alleanza con la pay di Santa Giulia”, aveva tentato in tutti i modi, alla nascita di Vision, di far dialogare il management di viale Mazzini con quello di Sky. “Ma non è successo niente e così in seguito Vision ha fatto l’accordo con Medusa (100% di Mediaset). Un primo avvicinamento che ha dimostrato che era possibile il dialogo tra Sky e Mediaset”.
“Ma siamo solo agli inizi di anni di grandi cambiamenti nel business della televisione e dell’intrattenimento”, dice convinto Degli Esposti. “Con i grandi movimenti in atto tra i gruppi internazionali in atto, che interessano anche 21st Century Fox, l’azionista di Sky, penso che il mercato si aprirà anche per noi produttori, che vivremo finalmente in un regime di concorrenza”.

Emilio Pucci, direttore e-Media Institute

L’accordo Sky-Mediaset pone fine (o almeno mette in pausa) una competizione accanita che non ha giovato a nessuno dei due operatori e tantomeno al mercato della pay-TV nel suo complesso. L’offerta ora si presenta con un profilo marcatamente multipiattaforma e questo offre maggiori vantaggi all’utente finale. La dimensione multipiattaforma e la composizione più ampia ( “multi-editoriale” ) dell’offerta è sicuramente un fattore che può dare maggiore tenuta e forse anche una crescita al mercato che oscilla da anni fra stagnazione e recessione. Un’integrazione delle offerte le rende più forti dal punto di vista del consumo su diverse piattaforme mettendo l’utente in una condizione di maggiore scelta riducendo anche i vincoli di piattaforma. Dall’accordo, infatti, ne escono rafforzate anche le stesse piattaforme televisive: satellite e digitale terrestre. Soprattutto quest’ultima ha di fronte a sé sfide importanti e un futuro tecnologico impegnativo che dovrà affrontare con un’offerta ricca, gratuita e a pagamento, per mantenere un ruolo importante in un contesto in cui avanza a grandi passi la banda larga. I risultati, infatti, si vedranno non solo sul mero piano del numero degli abbonati ma, più strategicamente, su come ciascuno dei due player di mercato giocherà la sua partita nel presidio di piattaforma. Questo, non va più inteso come “arrocco” o in maniera “difensiva” ma come una progressiva apertura della stessa piattaforma in un contesto di offerta più dinamico, meno vincolato, che deve fare i conti soprattutto con l’ambiente broadband. Negli ultimi tre o quattro anni questa è stata la linea di lavoro di tanti operatori di pay-TV: integrare l’ambiente e le modalità IP / OTT al proprio ambiente di base (TDT, satellite, cavo) . Per far questo non c’è nulla di meglio di un un’offerta ricca e articolata…

Fonte: Prima Comunicazione